Cloud e Pubblica Amministrazione

Un’articolata riflessione sul Cloud come fattore abilitante per la Pubblica Amministrazione, fatta dalle aziende del mercato Ict e digitale

Innovazione.PA ha avviato un’articolata riflessione sul Cloud come fattore abilitante per la Pubblica Amministrazione. Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione individua infatti nella transizione al cloud quasi la priorità, definendone la strategia in tre punti. Il principio Cloud First: secondo il quale le PA devono, in via prioritaria, adottare il paradigma cloud; il modello Cloud della PA: modello strategico che si compone di infrastrutture e servizi qualificati da AgID sulla base di un insieme di requisiti; il programma di abilitazione al Cloud l’insieme di progetti supporto della PA per riorganizzare il proprio patrimonio IT utilizzando infrastrutture e servizi. Il tenore della sfida è racchiuso in questi numeri: 22.000 Amministrazioni, 11.000 Data Center, 25.000 siti web, 160 basi di dati, 200.000 applicazioni e 5,8 miliardi di Euro di spesa ICT annuale. Un Piano Triennale assai ambizioso le cui linee guida non sono facilmente trasformabili in realtà, nonostante il significativo impegno di molte amministrazioni centrali e locali.
Anche delle criticità nella transizione al Cloud della Pa oltre venti aziende del mercato Ict e Digitale nelle scorse settimane si sono confrontate in occasione di due tavole rotonde organizzate da Soiel International. Realtà diverse che hanno raccolto le sfide della trasformazione digitale e sono impegnate ad accompagnare le pubbliche amministrazioni in questo straordinario percorso di cambiamento dei propri processi. In questo speciale,  abbiamo raccolto in sintesi solo una prima parte delle tante idee, progetti e osservazioni critiche emersi da un confronto costruttivo tra gli operatori intervenuti ai nostri incontri. Un primo appuntamento che proseguirà in un secondo speciale ulteriormente arricchito da una rassegna dedicata alla transizione al Cloud della Pubblica Amministrazione.
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Dario Andreottola
Senior Account Executive di Liferay

I principali governi europei già da tempo si sono mossi per agevolare l’adozione del cloud sia nelle aziende private sia nella pubblica amministrazione. Ora anche l’Italia sta andando in questa direzione, ma non mancano gli ostacoli di carattere culturale, organizzativo e tecnico, in particolare propri in ambito PA. Un fattore abilitante importante, per avviare un processo di modernizzazione realmente efficace, viene dall’open source, non a caso indicato anche dal Piano come una delle priorità. Scegliere una piattaforma open source, infatti, offre notevoli vantaggi per costruire servizi innovativi poiché si basa su standard ed è aperta per definizione. Non a caso la piattaforma open source DXP sviluppata da Liferay registra un alto tasso di adozione anche in ambito PA in tutti i territori in cui viene proposta, inclusa l’Italia, dove rappresenta una quota consistente del nostro business. È una piattaforma che supporta la PA centrale e locale nel creare procedure sostenibili e completamente digitalizzate grazie all’integrazione di sistemi datati con interfacce e applicazioni di ultima generazione utilizzando una architettura modulare, affidabile e conforme ai dettami normativi che può essere facilmente personalizzata. Proposta anche in modalità PaaS, permette di definire in modo semplice e veloce i contenuti che si vogliono veicolare, consolidando dati e processi al fine di superare un modello organizzativo a silos ormai superato. È un percorso obbligato se si vuole fornire ai cittadini servizi efficienti in linea con i nuovi stili di vita, ma spesso chi opera nella PA non ha ancora le idee chiare sulla direzione da intraprendere e teme di commettere errori, ad esempio ritrovando anche sul cloud quei vincoli che rendono ogni ripensamento costoso e complesso. Ecco che il ruolo del mondo dell’offerta, dove non mancano certo soluzioni indirizzate specificamente alla PA, è anche quello di fare formazione e informazione, creando sinergie e collaborando attivamente con il mondo accademico e i tavoli di lavoro in cui vengono elaborate le strategie di medio-lungo periodo. 


Francesco Bonfiglio
Engineering D.HUB

Tradurre in pratica le linee guida dettate dal Piano Triennale non è facile. L’impegno di molte amministrazioni pubbliche, sia centrali che locali, va in questa direzione, ma si scontra con procedure e modelli di procurement farraginosi, a volte in contraddizione tra loro. Ci sono ancora molti fronti aperti, ad esempio sull’opportunità o meno di realizzare una piattaforma cloud totalmente Made in Italy, dibattito che investe anche altri Paesi europei, ma al di là delle strategie nazionali su cui tanto si discute, chi ha la responsabilità di fornire servizi realmente utili ai cittadini, soprattutto a livello locale, deve dare oggi risposte efficaci ai cittadini, destreggiandosi tra dettami normativi, pensiamo ad esempio ai temi della privacy e della sicurezza affrontati dal GDPR, che tutela si l’utilizzo di dati sensibili da parte di terzi ma non regolamenta come questi possano essere utilizzati ai fini della creazione di servizi utili e soprattutto ai cittadini che volessero metterli a disposizione. Esiste nella PA una carenza di organico e di competenze necessarie a fruire al meglio delle tecnologie che oggi i partner possono offrire. È evidente infine la difficoltà di costruire tavoli congiunti tra i vari assessorati e dunque la mancanza di nuove figure decisionali, non solo a livello di governo centrale ma in tutte le diramazioni della PA, che possano orchestrare i vari organi, spesso ancorati al passato, ma soprattutto prendere decisioni che accelerino il cambiamento che i cittadini si aspettanore. La difficoltà oggi non è più nel ‘come’ ma nel ‘cosa’ fare. Aver chiari gli obiettivi, i nuovi servizi che si desidera realizzare, i nuovi valori e vantaggi che si vuole portare alla comunità e la ferma volontà di smontare tutto ciò che è – ormai inspiegabilmente – inefficiente perché vecchio e obsoleto. Il Cloud è la piattaforma dove i servizi digitali nascono e vivono ma solo insieme ad altre tecnologie abilitanti, concertate da partner (non più fornitori) per creare un valore disegnato assieme alla PA può diventare un valore tangibile per tutti… È dunque necessario che il cloud, una delle priorità indicate dal Piano, non veda privilegiati solo i grandi cloud provider stranieri ma anche i CSP e le aziende Italiane capaci di offrire competenze trasversali e una prossimità fondamentale nel processo di ridisegno dei processi di interazione Stato-Enti-Cittadino… La strada, insomma, è in salita, ma è possibile percorrerla. Una visione congiunta tra Ministeri (Innovazione e Sviluppo), AgID e CONSIP, una maggiore apertura al confronto con le amministrazioni di altri paesi e tra pubblico e privato sono certamente ingredienti necessari per una ricetta di successo. Engineering D.HUB, parte di un Gruppo che da 40 anni è protagonista dell’industria ICT del nostro Paese, ha la struttura e le competenze per affiancare la PA in un percorso di trasformazione digitale coerente e trasparente grazie alle proprie piattaforme cloud, una rete di professionisti altamente qualificati, un network integrato di 4 data center dislocati a Pont-Saint-Martin, Torino, Milano e Vicenza, i migliori standard tecnologici e di sicurezza e, soprattutto, con un offerta realmente bi-modale ovvero che unisce la capacità di gestire l’esistente a quella di trasformarlo in chiave digitale nei tempi e modalità più adatti alle specificità di ogni cliente.


Laura Capodicasa
Direttore Vendite PA, Utilities e Sanità di IRIDEOS

La scelta di F2i, il più grande fondo infrastrutturale italiano, di aggregare e consolidare in IRIDEOS gli asset e le competenze di alcuni dei principali operatori italiani (Infracom Italia, KPNQWest Italia, MC-link, Enter e Clouditalia) nasce con l’intento di realizzare un polo ICT completamente Made in Italy in grado di offrire alle aziende e alla PA soluzioni abilitanti che coniugano cloud, data center, fibra ottica, sicurezza e innovazione. È un progetto solido, allineato con le linee guida espresse da AgID, un motore per la trasformazione digitale con una territorialità molto diffusa. Come IRIDEOS abbiamo scelto di investire in Italia, su un cloud italiano, perché riteniamo sia un valore aggiunto per il nostro Paese custodire e gestire, nella maniera più coerente e trasparente possibile, i dati – l’asset più prezioso di qualsiasi organizzazione e, a maggior ragione, per la PA–. Il tutto affidandosi a un partner tecnologico in grado di offrire adeguate garanzie, come del resto previsto dal nuovo Piano Triennale. Del Piano condividiamo l’ambizione, necessita però di un accelerazione forte e di Risorse adeguate, trascura qualche tema importante, come la gestione o orchestrazione del multicloud, punto di forza dell’offerta IRIDEOS, e lascia spazio ancora ad alcune ambiguità, ad esempio sul ruolo dei Poli strategici nazionali. Credo che la digitalizzazione della PA, sia il mezzo non l’obiettivo. Vanno ripensati i servizi, i processi e la relazione stessa con gli interlocutori. Il successo passa innanzi tutto dalla sensibilità di chi ha il compito di governarla, e, dal nostro osservatorio, vediamo situazioni molto diverse tra loro. Vi sono alcuni casi di eccellenza, come ad esempio alcune strutture ICT in house che dispongono di Risorse e hanno messo a punto piani puntuali e sanno come realizzarli, ma anche moltissime realtà ancorate a modelli tradizionali. È anche una questione dimensionale. Il primo e più importante punto di contatto del cittadino con la PA è il Comune, che è anche l’ente, per dimensione media, con minori risorse, umane e non. Inoltre l’ultimo censimento Istat sui dipendenti della PA italiana evidenzia elevata anzianità, scarso turn over e bassa scolarizzazione. Il ruolo di operatori presenti sul territorio, come IRIDEOS, è anche quello di supportare le aziende e la PA, ascoltandone le esigenze per indirizzarle verso la soluzione “innovativa al punto giusto” e assolutamente sicura.


Michela Capponi
Government Innovation Director di PA Evolution, Gruppo Retelit

È vero che l’Italia sconta un ritardo in tema di PA digitale rispetto ad altri Paesi, ma negli ultimi tre anni si sono fatti molti passi avanti. A partire dal 2017, sulla spinta del primo Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021, molte realtà hanno infatti cominciato a interrogarsi e a introdurre cambiamenti importanti. La seconda edizione, che suggerisce espressamente di orientarsi verso il cloud e l’open source, rappresenta una spinta ulteriore, perché consente alla PA di usufruire di paradigmi ormai consolidati che hanno nella flessibilità e nell’ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse il loro punto di forza. In base alla nostra esperienza, infatti, sono sempre di più le PA centrali e locali che si stanno rendendo conto che non è possibile fornire servizi efficienti ai cittadini mantenendo integralmente i sistemi IT al proprio interno, a causa della rapida obsolescenza delle tecnologie, dei livelli di sicurezza e compliance richiesti, e, non ultimo, di budget che, nonostante l’aumento delle complessità, restano invariati, o addirittura diminuiscono. In questo scenario operatori come PA Evolution, confluita di recente in Retelit, in grado di proporre soluzioni efficaci ed efficienti sia in ambito infrastrutturale sia di servizi, forniscono un supporto importante vuoi ai singoli enti pubblici, vuoi a quelle strutture in-house che si sono attrezzate, o si stanno attrezzando, per fornire servizi a terze parti. Le tecnologie abilitanti sono importanti, ma altrettanto lo è la conoscenza dei singoli settori verticali in cui si è chiamati a operare. PA Evolution vanta una esperienza pluriennale nel mondo della pubblica amministrazione, che le consente di disegnare piattaforme integrate in grado realmente di rispondere alle esigenze di territori anche molto diversi tra loro, per conformazione geografica, popolazione residente, obiettivi che si vogliono raggiungere e budget disponibili. In questo contesto il cloud, grazie alla sua flessibilità, rappresenta una opzione sempre più interessante, a patto di rivolgersi a fornitori in gradi di rispettare tutti i requisiti di sicurezza, performance, scalabilità, interoperabilità, supporto tecnico, trasparenza, portabilità e conformità normativa previsti dal Piano.


Alberto Del Santo
Business Developer Manager di SAP

La Pubblica Amministrazione è impegnata in un percorso di rinnovamento che si focalizza su efficienza interna, maggior trasparenza e servizi più accessibili, flessibili e tempestivi per facilitare il rapporto tra pubblico e cittadini. Il Piano Triennale va in questa direzione: non ci sono dubbi sulla validità delle linee di indirizzo definite, ma la realtà sul territorio è complessa e variegata. Nella PA, come del resto nel mondo imprenditoriale, non è facile governare e orchestrare dati e procedure che risiedono in silos infrastrutturali e applicativi stratificati nel corso del tempo, efficientando i processi operativi. Le tematiche sul tappeto sono tante, dal consolidamento dei data center alla realizzazione di un cloud europeo in grado di controbilanciare il dominio dei grandi provider multinazionali, ma quello che manca è una regia centralizzata in grado di armonizzare le scelte. Non dimentichiamo l’ampia autonomia che hanno le Regioni, le strutture sanitarie e altri soggetti pubblici, che inevitabilmente si riflette sulle strategie di investimento IT e sui modelli di procurement, che raramente guardano a un reale Total Cost of Ownership proiettato sul medio-lungo periodo. Per affrontare queste sfide vengono in aiuto piattaforme innovative come quelle sviluppate da SAP, in grado di gestire in modo efficiente sia i servizi che si vogliono erogare che l’allocazione delle risorse. Da tempo SAP ha sviluppato un insieme di soluzioni capaci di rispondere a regole, modelli e contesti molto diversi tra loro, progettate per gestire i processi di front-office e back-office degli enti pubblici, incrementare la produttività, uniformarsi agli standard di servizio più avanzati ed affrontare le sfide di una interazione con l’utenza che deve essere sempre più bidirezionale. Il cloud rappresenta sicuramente un fattore abilitante, ed è positivo che sia stato indicato come una priorità nei Piano Triennale. Anche questo paradigma, però, per esprimere tutte le sue potenzialità necessita un approccio strutturato come quello proposto da SAP, basato sull’adozione di best practice e motodologie avanzate, come il Design Thinking, che consentono di sviluppare percorsi di digitalizzazione ed evoluzione tecnologica in ottica value based.


Sergio Fiora
Industry Architect, Local Government Healthcare di Oracle

L’ultima versione del Piano Triennale, che si inserisce nel solco dei precedenti, ha il merito di avere colmato alcune lacune, la prima delle quali riguarda proprio il paradigma cloud, che ora viene espressamente indicato come scelta prioritaria. In questo modo vengono a cadere molte resistenze, dettate tra l’altro dal timore di mettere a rischio posizioni consolidate. Il fatto che i servizi cloud della PA possano essere affidati solo a Cloud Service Provider (CSP) presenti sul ‘Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA’ realizzato da AgID rappresenta un aspetto controverso. Hanno già ottenuto questa qualifica molti operatori attivi da anni nel settore, a cominciare dalla stessa Oracle e da numerosi in-house provider, strutture IT della stessa PA che forniscono servizi a terze parti, per non parlare dei giganti americani che hanno nel cloud il loro core business, ma questo potrebbe penalizzare realtà di dimensioni minori che però conoscono bene le esigenze del proprio territorio e sanno come soddisfarle. Il Piano rappresenta comunque un volano importante per la modernizzazione della PA, un po’ come è avvenuto e sta avvenendo con il GDPR, un altro dettato normativo che ha avuto il merito di innalzare il livello di consapevolezza nei confronti di una gestione dei dati efficace e trasparente. Per Oracle il tema dell’innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione, a cominciare dalla sanità, è da sempre centrale. Facendo leva anche sulla larga diffusione delle soluzioni delle basi dati tradizionali nella PA, Oracle continua a investire per fornire soluzioni sempre allo stato dell’arte, che integrano la sicurezza by design e possono essere adattati alle reali esigenze di ogni singola realtà, vuoi in cloud, on-premise o in modalità ibrida. Le tecnologie sono importanti, ma solo risorse qualificate e competenti possono declinarle al meglio. La formazione, quindi, mai come oggi riveste un ruolo di primo piano. In base alla nostra esperienza, nella PA non mancano professionisti qualificati e preparati, ma bisogna mettere in grado tutti di comprendere le potenzialità insite nella tecnologia, e nel cloud in particolare. Oracle, in collaborazione con il suo vasto ecosistema di business partner, è fortemente impegnata in questo senso anche a livello commerciale: in ambito cloud, ad esempio, offre infatti modelli di sottoscrizione particolarmente interessanti proprio indirizzati agli enti pubblici.


Pietro Giovannini
Cloud Architect di Brennercom

Il Piano Triennale emanato dal governo rappresenta un importante volano soprattutto per i provider che oggi hanno una leva in più per indirizzare gli enti locali verso una logica “cloud first”. È ormai chiaro che, proprio come nel mondo enterprise, non è più ragionevole applicare il semplice confronto dei costi sull’orizzonte temporale dato, ma è necessario concentrarsi su efficienza e qualità del servizio, mantenendo chiaro il focus della propria attività e non duplicando gli investimenti.
I costi ricorrenti possono risultare talvolta superiori all’acquisto di un bene e portare sottovalutare i vantaggi di un’opzione as a Service. Questa si dimostra nei fatti una visione poco lungimirante, soprattutto se si è in grado di dimensionare correttamente un progetto cloud in base agli obiettivi di medio-lungo periodo che si vogliono raggiungere: in questo modo il cloud è in grado di esprimere un reale valore aggiunto sia in termini di incremento dell’efficienza che di razionalizzazione dei costi. Il compito di cloud service provider come Brennercom, operatore TLC e ICT leader sull’asse Milano – Monaco di Baviera che dispone di tre data center a Bolzano, Trento e Innsbruck e che eroga servizi cloud da quando il termine non era ancora diventato di uso corrente, è proprio quello di affiancare anche la PA in un processo di cambiamento inevitabile. Solo strutture adeguatamente attrezzate, del resto, sono in grado di garantire adeguati livelli di sicurezza e conformità normativa e di dotarsi di skill e tecnologie sempre allo stato dell’arte: ad esempio a partire dal 2018 siamo stati il primo service provider nazionale ad introdurre un’infrastruttura cloud iperconvergente, con un notevole miglioramento in termini di performance.
Naturalmente per ottemperare alle direttive del Piano sono necessari investimenti mirati, come quelli effettuati da Brennercom per ottenere la certificazione AgID necessaria per essere presente sul cloud marketplace della PA. Per accedere alla certificazione di tipo C, la più completa, che abilita all’erogazione di servizi IaaS, PaaS e SaaS, Brennercom ha superato severe verifiche, confermandosi in tal modo un punto di riferimento per abilitare la migrazione al cloud di tutte le organizzazioni presenti sul territorio regionale, sia pubbliche che private, qualunque sia la loro dimensione e il comparto in cui operano e specialmente garantendo la totale sovranità dei dati.


Fabrizio Liberatore
Senior Sales Manager Local Government di Dell Technologies Italia

Dell Technologies ha creduto alla validità del Piano AgID sin dalla sua prima edizione, delineando al suo interno un piano coerente con le linee guida indicate. È stata una scelta vincente, se consideriamo che in meno di 3 anni il fatturato generato da progetti e attività svolti con la PA nel nostro Paese è duplicato. I fattori di questo successo sono molteplici, ma il principale senza alcun dubbio è la forza di un Gruppo in grado di offrire comptetenze e il più ampio e innovativo portafoglio di tecnologie e servizi per aiutare le aziende e il mondo della pubblica amministrazione a costruire il proprio futuro digitale. L’edizione più recente del Piano è coerente con la precedente, e l’attenzione che pone sul multi-cloud, indicato come fattore prioritario, crediamo vada nella giusta direzione, perché si tratta di un modello ormai consolidato. Secondo quanto possiamo osservare nella nostra quotidiana interlocuzione con le PA, all’interno di molte di loro ci sono responsabili IT preparati e consapevoli del valore di questo paradigma, perchè lo hanno già adottato o sono intenzionati a farlo apprezzando il fatto che consenta di poter scegliere, con semplicità e libertà, il modello cloud più congeniale per i propri servizi e strategie. Anche rispetto ad altre indicazioni contenute nel Piano, come il consolidamento dei data center, il nostro parere è positivo anche se in questo caso pensiamo si potrebbe fare ancora di più, ricercando e costruendo sinergie per andare verso la realizzazione di vere e proprie smart city, con servizi digitali integrati in grado di migliorare la qualità della vita delle persone e l’interazione tra cittadini e PA. Andrebbero snelliti anche i modelli di procurement, sia nelle fasi di prevendita sia di postvendita, privilegiando criteri non solo economici ma anche legati alla sostenibilità ambientale e sociale e potenziando gli strumenti di smart procurement che facilitano il dialogo tra pubblico e privato. L’introduzione di linee guida nazionali ed europee orientate all’applicazione di criteri di sostenibilità in linea con gli standard internazionali e le best practice del settore consentirebbero di ottenere un vantaggio competitivo importante in un momento in cui la sostenibilità è al centro del dibattito socio-politico in ogni parte del mondo. Per affrontare adeguatamente temi così complessi serve naturalmente una nuova sensibilità e nuove competenze che possono venire dalle nuove generazioni – su cui Dell Technologies investe attraverso una stretta collaborazione con il mondo accademico -, nonché una maggiore attenzione all’inclusività (in primis ma non unicamente di genere) per garantire la massima creatività e coinvolgimento e per costruire un futuro digitale etico e responsabile.


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