Cinque Amministrazioni di fronte alla trasformazione digitale e PNRR

I progetti e le priorità con le quali si confrontano le Amministrazioni più impegnate nel percorso di trasformazione digitale, quali sono le visioni che le spingono, ciò che le distingue e ciò che le accomuna
19 Dicembre 2022 |
Gianmarco Nebbiai

Il tempo dell’innovazione, come quello delle opportunità, scorre veloce; è una sensazione che a guardare l’agenda prevista dal PNRR si manifesta con una certa inquietudine, specie in chi si occupa di trasformazione digitale nella PA.

Cosa è stato fatto dopo un anno e mezzo dall’avvio di Piano? Riusciremo a tenere il passo di una roadmap sfidante per la quale sono a disposizione grandi risorse ma che richiede la capacità di porre a terra un numero altrettanto grande di progetti in tempi serrati? Lo scorso ottobre a Roma, con il patrocinio del Senato, Gartner, la multinazionale della ricerca e dell’analisi tecnologica, ha messo al centro del suo annuale Government Briefing con la PA proprio questi interrogativi in una tavola rotonda dal titolo: “Un anno e mezzo di PNRR mentre il mondo non è più lo stesso”.

Ne è nato un confronto con alcune delle amministrazioni pubbliche più coinvolte nei progetti di trasformazione digitale che Innovazione.PA ha incontrato a margine dell’evento per questa intervista a più voci. Si tratta di una rottura dello schema che trova la sua ragion d’essere nel fatto che, per dare concretezza a questo ambizioso programma, occorre una capacità di collaborazione e coinvolgimento che va oltre il singolo “Ente” e deve coinvolgere amministrazioni, imprese e cittadini.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è nato avendo di fronte alcuni grandi problemi generati su scala globale dalla pandemia Covid: salute; rilancio economico e sociale; cui si aggiunge il grande tema del cambiamento climatico.

Tuttavia, in questo breve arco di tempo, l’Italia come il mondo ha appreso che deve confrontarsi con l’emersione di altre grandi urgenze: il ritorno della guerra in Europa, la penuria di energia, di materie prime, di skills.

Il PNRR mette a disposizione grandi risorse finanziarie: 191,5 miliardi di euro per le sei missioni i cui è suddiviso che, sommati al complesso degli stanziamenti previsti, arrivano a 235 miliardi; e la PA non è coinvolta soltanto nella missione 1 che riguarda in modo esplicito la sua digitalizzazione ma anche in tutte quelle in cui gioca un ruolo determinante in chiave di governo dei progetti di cambiamento come la salute, la mobilità, l’inclusione sociale, l’energia o il lavoro.

Ma questo percorso è segnato da vincoli, riforme e progetti da realizzare in tempi precisi.

La prima fase PNRR, hanno ricordato Alessio Meloni, VP Executive Partner e Stefano Nocentini, Senior Executive Partner di Gartner introducendo il dibattito, è stata rispettata con successo con 51 impegni programmati e rispettati nel 2021. Il 2022, invece, vede ancora 45 progetti in corso. A fronte dei risultati raggiunti l’Italia ha ricevuto 24,9 miliardi euro come anticipo nel 2021; 21 miliardi ad aprile 2022 per i risultati raggiunti nel 2021; mentre sono stati approvati altri 21 miliardi per i progetti previsti per la prima metà del 2022 e altri 19,4 per i programmi previsti per la seconda metà dell’anno. La sfida a questo punto si fa più concreta.

La maggior parte degli interventi realizzati si è concentrata sulle riforme, mentre ora ci attendono le fasi intermedie, più attuative, che dovranno portare ai risultati finali previsti tra 2025 e 2026.

Uno degli indicatori utilizzati per misurare la portata del cambiamento è l’indice Desi. Da questo punto di vista è da rimarcare l’avanzamento del Paese tra i partner europei di ben sei posizioni. Ma, come segnala Nocentini, è netta la sensazione che “il risultato risenta per molti aspetti del grande impulso dato dalla reazione al Covid” con la pervasività forzata del lavoro agile. Eppure, ricorda lo stesso Nocentini, “occorre sottolineare che nell’intervallo 2017-2022 l’Italia è il Paese che ha registrato la maggiore crescita”. Purtroppo la percezione sulle misure messe in atto non è altrettanto chiara al cittadino: per la maggior parte sono poco visibili e quelle di maggiore visibilità, come il bonus 110%, sono messe in discussione perché ai benefici generati si sono affiancati evidenti effetti distorsivi. Allo stesso modo ci si chiede se una misura come la transition 4.0 abbia avuto effetti di stimolo sull’innovatività delle imprese o non sia stata percepita più come beneficio fiscale. In tutto questo la relazione tra PA, cittadini e imprese sta cambiando ma è un percorso complesso al quale si frappongono ancora numerose barriere: il grande numero delle amministrazioni esistenti è di difficile armonizzazione, in termini di livelli amministrativi, risorse, competenze e, per arrivare ad un outcome pieno, occorrerà una grande capacità di coesione.

Dall’analisi delle buone prassi internazionali, infatti, affidata a Andrea Di Maio, Practice VP Gartner Research emergono invece alcuni elementi chiave sui quali incentrare i nuovi percorsi di trasformazione digitale della PA.

Occorre comprendere il perché sia necessaria una trasformazione; in secondo luogo è importante focalizzare bene gli output attesi dai progetti misurando l’impatto; il terzo elemento è la collaborazione, occorre la capacità di cooperare in un ecosistema molto variegato con tutti gli attori interessati al risultato.

Altro elemento chiave è pensare fin dall’inizio alla scalabilità dei servizi e alle regole per gestirne il cambiamento; come nel caso dell’App IO citata proprio come esempio di soluzione che si è affermata a partire da un nocciolo di servizi incrementato sulla base dell’opportunità e sostenuto da una serie di incentivi e disposizioni intervenute nel tempo.

Tuttavia, riassume Di Maio: “La buona pratica imprescindibile è declinare l’impatto in modo misurabile e sostenibile nel tempo in relazione alla missione dell’amministrazione: in termini di risultato sul cittadino, sulla produttività, sull’efficienza, a seconda dei casi”.

Da questa capacità di valutazione deriva la possibilità di indirizzare la crescita nella direzione più opportuna. È un processo continuo di evoluzione e adeguamento che oggi, per esempio, pone di fronte all’opportunità di passare dal modello basato sulla centralità del cittadino a quello basato sull’empatia con il cittadino, capire cioè perché, quando e come il cittadino ha bisogno di interagire con l’amministrazione.

Vediamo dunque quali sono i progetti e le priorità con le quali si confrontano le Amministrazioni più impegnate nel percorso di trasformazione digitale, quali sono le visioni che le spingono, ciò che le distingue e ciò che le accomuna.

Rispondono:

• Laura Castellani Direttore Organizzazione Digital Transformation Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli di Stato

• Vincenzo De Lisi Direttore Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati Ministero Giustizia

• Stefano Fuligni Dirigente Ufficio Servizi IT per i contratti pubblici e RTD ANAC

• Lorenzo Gubian Direttore Generale ARIA

• Maurizio Stumbo Direttore Sviluppo Nuove Iniziative e CEO Office SOGEI


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Laura Castellani
Direttore Organizzazione Digital Transformation Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli di Stato

È una visione del digitale votata alla semplificazione e allo scambio di informazioni tra amministrazioni e imprese quella che anima l’attività di Laura Castellani, Direttore Organizzazione Digital Transformation – Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli di Stato. Per raggiungerla c’è una sola strada: l’interoperabilità.

“Questa Agenzia lavora da diversi anni sulla digitalizzazione. Sono arrivata nel 2019 e ho trovato un ambiente molto evoluto sui temi dell’innovazione digitale con grande focus sul tema dell’interoperabilità. L’Agenzia si occupa di gestione dei servizi doganali, che è sicuramente un ambito rilevante, ma anche di accise, giochi e tabacchi. Sono filoni di lavoro che muovono valori importanti e richiedono un assiduo e preciso lavoro di collaborazione con gli stakeholder esterni. La linea seguita è quella di lavorare in interoperabilità in una logica system to system con i soggetti esterni”.
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Quali impegni ha di fronte in questo momento?

“Parlando di priorità, in ambito doganale, un progetto importante è quello legata al processo di sdoganamento delle merci all’interno dei porti. C’è una costante ricerca dell’efficacia dei servizi che si traduce in competitività dei servizi portuali e, di conseguenza, del Paese. La sfida è quella di limitare la congestione dei nostri porti: i tempi di ingresso, di stazionamento e di uscita delle merci dai porti rappresentano una grande criticità, che si traduce in costi significativi. Occorre quindi snellire il più possibile. La nostra proposta è stata quella di lavorare sull’interoperabilità dei sistemi di tutti gli operatori coinvolti all’interno del porto per una tempestiva circolazione delle informazioni necessarie tra le parti interessate: ADM, Autorità portuale, Guardia di finanza, terminalisti ecc. Occorre digitalizzare tutta la filiera che va dalla partenza all’arrivo della merce. Infatti, le informazioni relative alle merci sono un aspetto fondamentale delle attività legate alle operazioni doganali. Per questo, abbiamo implementato sistemi quali lo SMART TERMINAL e i FAST CORRIDOR che permettono, l’uno di acquisire le informazioni sulla merce in arrivo presso un porto italiano sin dal momento della sua partenza da un porto straniero sia lo sdoganamento delle merci in aree fuori dal porto a determinate condizioni di affidabilità certificate degli operatori e sotto attento monitoraggio. Alla base di tutto questo c’è il nostro sistema Aida per la gestione digitale delle dichiarazioni doganali, un sistema che esiste dall’inizio degli anni duemila e che proprio in questo momento stiamo sostituendo con un sistema più performante e soprattutto aderente alle novità introdotte nel codice doganale”.
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L’obiettivo principale, quindi, è trovare la strada per velocizzare adempimenti tanto rilevanti quanto ‘onerosi’ dal punto di vista gestionale sia per le amministrazioni che per i soggetti economici?

“Sì, un progetto interessante, in relazione a questo aspetto è S.U.Do.Co., lo sportello unico doganale. Se ne è parlato a lungo ma lo scorso anno è arrivato il decreto attuativo che dà a noi il compito di coordinare i controlli che interessano anche altri enti. In effetti alcune merci richiedono controlli come quelli sanitari, veterinari, ambientali. Questo comporta spesso lo spostamento della merce in aree diverse del porto, aumentando i tempi di stazionamento delle merci all’interno dei porti. Con S.U.Do.Co., che è già partito in questi giorni sul Porto di La Spezia, sarà l’Agenzia a pianificare tutti i controlli. Oltre a questo S.U.Do.Co. consente agli operatori di richiedere da una sola interfaccia tutti i certificati necessari senza doversi rivolgere ai servizi dei diversi Enti. Credo poi che vada segnalata anche l’iniziativa legata ai ‘corridoi’ che consente a operatori certificati di effettuare i controlli necessari anche fuori dal porto in luoghi approvati e con un tragitto monitorato. Ora stiamo operando a traslare questi interventi anche in ambito aereoportuale. Queste iniziative poggiano tutte sull’interoperabilità delle informazioni.

Anche nell’ambito dei servizi collegati alle accise stiamo operando in modo analogo. Da citare l’importante sistema per la digitalizzazione del documento di accompagnamento del carburante (eDAS) che consente maggiore semplicità alle imprese ma anche una maggiore capacità di controllo all’Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli di Stato. 

Per il settore tabacchi, tra le altre cose vale la pena citare il portale di servizi con il quale intendiamo fidelizzare i tabaccai e ridurre il carico degli adempimenti cartacei”. 
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Torna nella descrizione dei progetti in cui è impegnata Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli di Stato la questione interoperabilità, perché è ancora così rilevante?

“Credo che il tema dell’interoperabilità sia il vero fulcro della sfida che attende la Pubblica Amministrazione italiana. Se non si lavora tenendo a mente costantemente questo requisito non si riuscirà mai a raggiungere una completa digitalizzazione.

Occorre mettersi nei panni di chi, ad ogni livello, deve usare i servizi delle Amministrazioni Pubbliche: a questi utenti non interessa molto sapere quale amministrazione è in possesso di una certa informazione; hanno soltanto bisogno che sia disponibile quando gli occorre. Può sembrare un concetto ovvio o una condizione facilmente realizzabile ma, in realtà, non è così semplice che amministrazioni diverse siano in grado di scambiarsi agevolmente i dati. Per questo sarebbe necessaria una governance forte e focalizzata su questa priorità. Sono stati fatti grandi passi avanti in questi anni, ma ciò che è stato finalmente ben avviato con strumenti abilitanti come Spid o con le piattaforme PagoPA e App Io, deve ora espandersi e diventare un modo pervasivo di pensare i nostri servizi”.
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Vincenzo De Lisi
Direttore Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati Ministero Giustizia

Un impegno nel digitale netto e di grandi dimensioni è quello che coinvolge il Ministero della Giustizia come ci spiega Vincenzo De Lisi, Direttore Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati – Ministero Giustizia “oltre 200 iniziative nel complesso collegate ad un disegno di digitalizzazione del sistema giustizia”.
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Per usare un’espressione ormai comune si può dire che state affrontando la vostra rivoluzione digitale?

“Certamente siamo nel pieno di un grande sforzo orientato su più fronti; in alcuni casi l’impatto è più visibile o raggiungibile, in altri casi il beneficio si percepirà con il tempo. Nei fatti stiamo affrontando grandi progetti guida che generano o hanno bisogno dello sviluppo di numerosi progetti a supporto. Ci guidano il PNRR e le riforme civili e penali, inoltre, sono stati avviati altri progetti su fondi Europei con ulteriori vincoli. Poi, ovviamente, abbiamo i progetti di natura abilitante sia applicativi che infrastrutturali, come progetti sulle reti, sulle sale server e sulla sicurezza”.
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Proviamo a dare un quadro delle priorità partendo dal PNRR?

“Il contesto nel quale opera la DGSIA ci affida, in primis, la responsabilità del processo civile e penale telematico e più in generale il mandato di garantisce i servizi informatici di tutta l’amministrazione di giustizia, del casellario, della DNAA, dell’amministrazione penitenziaria e di quella della giustizia minorile e di comunità. Su questo si innesta quanto previsto dal PNRR e dalle riforme sulla giustizia.

Tra le misure inserite nel PNRR la 1.8 focalizza il tema della Digitalizzazione del sistema giudiziario. Questa misura che richiede, entro fine 2023, il completamento del processo civile telematico in Cassazione, giudici di pace e minori, il processo penale telematico di primo grado (ad esclusione dell’udienza preliminare), e la realizzazione di una banca dati gratuita e accessibile a tutti delle decisioni civili, si interseca con le riforme penale e civili.

Per il processo civile telematico l’Italia è in una fase molto avanzata rispetto ad altri paesi Europei: ricordiamo che l’obbligatorietà del deposito telematico dell’atto principale è attiva dal 2014. Si tratta però di sistemi che oggi scontano proprio il fatto di essere risalenti a dieci anni fa e richiedono un ripensamento graduale. Sia l’Europa che la riforma civile ci chiedono di portare a termine il programma attraverso la digitalizzazione anche delle fasi successive e, quindi, quella di legittimità (la Cassazione) a partire da gennaio 2023, i giudici di pace per giugno 2023 e il processo minorile entro fine 2023. Sono progetti da portare in esecuzione in tempi stretti: nell’arco del 2023. Al termine avremo l’obbligatorietà di procedere attraverso il processo telematico in tutti i livelli di giudizio”.
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Cosa significa questo in termini di armonizzazione e adeguamento dei sistemi in un quadro come quello della giustizia?

“C’è un tavolo di lavoro che opera in modo parallelo e deve conciliare stratificazioni e scelte tecnologiche estremamente diversificate. Richiede tempo e lavoro. la misura 1.8, peraltro, prevede una seconda linea. Questa riguarda il processo penale di primo grado, dove la situazione attuale è completamente diversa dal civile, con diversi sistemi obsoleti, frammentati e non integrati, e prevede la digitalizzazione di tutta la fase preliminare, con un nuovo flusso di lavoro del magistrato e dell’ufficio del processo digitale, comprendendo anche i depositi degli atti degli avvocati con il completamento del portale dei depositi penali. Anche questa è una scadenza del 2023 dettata sia dal PNRR che dalla riforma penale, insieme ad ulteriori interventi applicativi ed infrastrutturali come le videoregistrazioni in ambito penale. Un aspetto importante, dal punto di vista informatico, è che il sistema poggerà su un documentale unico andando a ridurre proprio quella frammentazione che costringe ad operare in modo farraginoso per raggiungere un minimo livello di integrazione. Questo mi porta a segnalare anche il progetto che prevede la costruzione di una banca dati delle decisioni civili aperta a tutti. Il cittadino dotato di spid potrà accedere e consultare le sentenze. È un passo importante in termini di trasparenza la cui difficoltà non è tanto tecnologica quanto organizzativa.
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E per quanto riguarda la ‘macchina’ amministrativa?

“Qui la priorità è tracciata dalla linea 1.6.2 del PNRR sulla digitalizzazione del Ministero della Giustizia. Si tratta di un investimento calato su due linee progettuali. Con la prima dobbiamo puntare a digitalizzare dieci milioni di fascicoli civili degli ultimi dieci anni entro metà 2026 con degli obiettivi intermedi. La vera sfida consiste invece nel data lake giustizia sia in ambito civile che penale entro metà 2026. In questo campo il lavoro da svolgere è ampio. Sulla comprensione del valore del dato c’è ancora tanto da fare. Abbiamo creato per la prima volta un ufficio dedicato a dati, documenti ed interoperabilità. Tre temi di cui per anni non si era compresa la centralità. Invece, si tratta della base su cui poggiare lo sviluppo di sistemi di anonimizzazione e pseudoanonimizzazione, di statistica avanzata, di sistemi di correlazione di dati provenienti da fonti diverse, e il possibile sviluppo di sistemi evoluti di analisi dell’orientamento giurisprudenziale o filoni di lavoro avanzati come la giustizia predittiva attraverso strumenti quali l’intelligenza artificiale”.  
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Stefano Fuligni
Dirigente Ufficio Servizi IT per i contratti pubblici e RTD ANAC

“Per quanto riguarda il settore dei contratti pubblici, Anac è impegnata a dare seguito alle previsioni normative dettate dal DL 77 del 2021 che hanno modificato il codice dei contratti pubblici ponendo i presupposti per quella che possiamo definire una rivoluzione digitale”.

Vede in questo modo il cambiamento in atto in materia di appalti pubblici Stefano Fuligni, Dirigente Ufficio Servizi IT per i contratti pubblici e RTD – ANAC, che spiega quali saranno ora le priorità dell’Autorità.

“I semi piantati da questa riforma stanno trovando terreno fertile nel nuovo codice dei contratti di cui è stata definita la nuova bozza lo scorso 20 ottobre dal Consiglio di Stato. Fermo restando che occorrerà vedere quale sarà l’orientamento del nuovo Governo è evidente che la digitalizzazione assurge a obiettivo non solo del PNRR ma proprio come obiettivo del Sistema Paese per conseguire finalmente quella semplificazione e velocizzazione anche rispetto a tutto quello che riguarda la sfera dei contratti pubblici”. 
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Cosa cambierà con il digitale?

“Il cambiamento digitale non riguarda solo il singolo aspetto della gara quanto, piuttosto, l’intero processo: che va da tutto ciò che attiene alla fase di programmazione sino al pagamento dell’ultima fattura relativa al contratto. La sfida è quella di gestire l’intero ciclo di vita digitalmente, in modalità ‘nativa’. 

Occorre un processo che non trasporti l’iter cartaceo in digitale quanto un ripensamento generale del flusso con tutti i sistemi e i servizi necessari a supporto per riuscire a dare veramente seguito a quella che è l’idea di gara digitale, il contratto digitale, l’esecuzione e il monitoraggio digitale”. 
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Che cosa è stato fatto quindi?

 “Abbiamo costruito una pianificazione operativa degli obiettivi di progetto insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale per inserire, nell’ambito di interventi di sviluppo dell’interoperabilità delle banche dati e dei servizi applicativi, tutte le misure che riguardano l’esposizione di servizi per l’integrazione delle piattaforme telematiche del procurement pubblico. 

In questo contesto, abbiamo disegnato uno scenario che stiamo gradualmente attuando per quanto riguarda la parte centrale e che vede protagonista la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici con i necessari servizi a corredo, per fare in modo che diventi il centro stella di un ecosistema che coinvolge le piattaforme digitali delle singole stazioni appaltanti e le piattaforme utilizzate dagli altri enti a vario titolo interessate; pensiamo ad esempio a quelle coinvolte nel monitoraggio e nel controllo della spesa pubblica come i sistemi MOP/BDAP e Regis della Ragioneria centrale dello stato per il monitoraggio del PNRR.

In questo modo il dato diviene l’oggetto gestito dai sistemi e dai servizi per produrre gli effetti in termini di bando, di disciplinare di gara, di contratto esecutivo e di tutto quello che ne consegue, riuscendo a garantire la trasmissione, l’utilizzabilità e l’accessibilità di queste informazioni a tutti i soggetti interessati”.
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Il tema chiave mi sembra quindi legato all’interoperabilità; si tratta di un obiettivo o è una condizione già realizzata?

“Oggi abbiamo a disposizione una serie di strumenti che servono per acquisire le informazioni necessarie nelle varie fasi del processo di procurement. Questi sistemi consentono l’integrazione di alcune piattaforme e, quindi, anche lo scambio di informazioni business to business. Tuttavia ora è necessario un salto di qualità, un cambio di paradigma. Il limite è che i sistemi attuali consentono un flusso di informazione che si rifà a processi pensati in forma ‘cartacea’. Alcune piattaforme oggi in uso ragionano ancora in termini di schede di informazioni da inviare. Si capisce che sono figlie di una logica che simula la compilazione dei vecchi formulari. Fortunatamente ci sono anche migliaia di stazioni appaltanti che utilizzano soluzioni più evolute e integrate con i nostri sistemi. Facendo leva su questa base stiamo lavorando per compiere questo salto di qualità e passare ad una integrazione nativa delle informazioni in un unico flusso a disposizione di tutti gli interessati lungo l’intero processo”.
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Quali tempi vi ponete?

“Per quanto riguarda Anac il programma concordato con il Dipartimento traguarda l’intero arco del PNRR e quindi il 2026. Per il prossimo anno abbiamo obiettivi abbastanza sfidanti in termini di servizi da esporre sulla Piattaforma Digitale Nazionale dei Dati”.
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Quali obiettivi si pone invece Anac come organizzazione?

“Cambiamenti e progetti di questa portata si realizzano, in effetti, soltanto se c’è al contempo un cambiamento organizzativo anche interno. Anac ha affrontato una riorganizzazione lo scorso anno strutturando l’IT per settori di competenza. Io, per esempio, seguo lo sviluppo dei servizi per i contratti pubblici. Anac in realtà non è un ente di grandi dimensioni, contiamo su una stretta integrazione dei processi interni e tutto poggia su un’architettura infrastrutturale e di piattaforme tecnologiche estremamente condivise. Stiamo lavorando ad un intervento di rivisitazione di questa architettura che ci consentirà di gestire e sostenere l’impatto dei nuovi progetti che, in effetti, non si limitano al settore dei contratti pubblici ma investono anche tutte l’area dedicata alla prevenzione della corruzione e trasparenza”.
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Lorenzo Gubian
Direttore Generale ARIA

Quello di Aria è un punto di vista particolare: è un’azienda che deve garantire i processi di spesa della Regione Lombardia ma anche il governo delle sue esigenze in ambiti strategici come innovazione, infrastrutture, energia e turismo. Una realtà che deve confrontarsi con le esigenze di una delle aree più avanzate d’Europa e al tempo stesso con le fragilità tipiche del territorio italiano. Ci indica le sfide principali che ha di fronte Lorenzo Gubian, Direttore Generale – ARIA

“Seguiamo sul piano tecnologico tutte le direzioni di Regione Lombardia” spiega Gubian “che, con una battuta, potremmo schematizzare con: welfare e sanità, da un lato, e resto del mondo, dall’altro.

Di fatto ricalchiamo quella che è l’articolazione del sistema Regione in Lombardia con welfare e sanità, con un proprio bilancio e un budget che deriva dal fondo sanitario nazionale, e tutte le altre direzioni generali che hanno certo un proprio budget ma poggiato sul bilancio generale della Regione. Come azienda abbiamo acquisito competenze e responsabilità diverse, tra queste, il procurement. È nostro compito bandire gare per specifici servizi dell’amministrazione quali, per esempio, il sistema di gestione dell’edilizia popolare o il sistema bandi on line. Tra gli impegni più recenti ed importanti in questo ambito abbiamo il rinnovamento del sistema regionale per l’agricoltura. Si tratta della piattaforma con cui vengono gestiti ed erogati i fondi in questo settore e con la quale viene poi gestito il monitoraggio a partire dalle immagini e dai dati Gis”.
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Svolgete quindi il doppio ruolo di centrale acquisti ed esecutrice del contratto in tutti i settori di interesse regionale?

“Sì, abbiamo questa doppia anima, specie per quanto riguarda l’IT. Abbiamo la responsabilità di progettare ed indire i bandi di gara e poi seguire l’esecuzione del contratto; è un ruolo che richiede competenze, nel singolo dominio, piuttosto approfondite. Con il Covid abbiamo vissuto, a livello generale, una nuova, forte spinta verso l’automazione dei servizi dell’amministrazione. Si è trattato di un passaggio chiave per riuscire a gestire temi importanti come, per esempio, l’erogazione dei fondi attraverso i bandi regionali, dalla fase istruttoria alla rendicontazione, in un momento così critico, con grande velocità ed efficacia”.
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Quali sono le priorità in ambito sanitario?

“La costruzione del sistema di gestione del territorio. Dobbiamo realizzare un sistema unico per la presa in carico del paziente in ambito territoriale. Questo progetto si innesta nel solco della riorganizzazione del servizio sanitario prevista dal DM 77, nel PNRR e dal piano regionale lombardo in atto. La penetrazione di questo sistema unitario consentirà una migliore aggregazione dell’informazione sanitaria e la possibilità completare il quadro con gli aspetti socio sanitari, con l’obiettivo di attivare percorsi o servizi di cura più mirati e personalizzati”.
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Immaginate un servizio che integra l’informazione proveniente dal sistema sanitario e dagli enti preposti ai servizi sociali? 

“Chiaramente si tratta di un percorso da fare. Certamente la completezza dell’informazione e quindi l’intervento conseguente sarebbe migliore ma è anche vero che si tratta di integrare livelli amministrativi diversi, di diversi settori, con diverse risorse. I servizi sociali sono tipicamente una responsabilità dei comuni e in Lombardia si tratta di circa 1500 Enti locali, spesso sotto i 5.000 abitanti; è difficile che questi abbiano a disposizione le risorse o le competenze necessarie. Noi stiamo comunque lavorando per creare le condizioni adatte a una maggiore integrazione. Sempre in ambito sanitario nel quadro del PNRR è in corso la gara per 18 aziende sanitarie per la realizzazione della cartella clinica digitale di degenza. Il sistema andrà a coprire i servizi di circa 50 ospedali. Si tratta di un’operazione rilevante da circa 50 milioni di euro che farà compiere un significativo avanzamento a strutture sanitarie importanti. A questo si collega concettualmente il fatto che stiamo lavorando per integrare le immagini diagnostiche all’interno del fascicolo sanitario elettronico. Intanto viene messa a disposizione del cittadino un’informazione che lo riguarda, ma, soprattutto, il fatto di poter condividere anche l’immagine diagnostica tra strutture diverse può far pensare a modelli organizzativi differenti come, per esempio, guardie radiologiche condivise. Avere a disposizione una piattaforma unica a livello regionale per la gestione delle immagini radiografiche è la base sulla quale poi organizzare nuovi processi”.
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Quali sono invece i principali obiettivi digitali di Aria come organizzazione?

“Aria storicamente chiede la proprietà del codice prodotto dai suoi fornitori. Gestire questa proprietà significa avere la capacità di seguire il ciclo che va dall’ideazione di una funzionalità fino al suo rilascio in produzione in un contesto complesso. La scrittura del codice è chiaramente affidata a fornitori esterni ma tutto il processo di rilascio al cliente è seguito da Aria. Si tratta di una filiera composta da tanti handover e, per mantenerla ‘compatta’, è in corso una rivisitazione di tutti i processi in chiave DevOps, minimizzando i passaggi di consegne interni e tra fornitori e ingaggiando tutte le competenze necessarie soprattutto nella fase di design, attraverso un’attenta fase di automazione dei processi e dei test. Oggi siamo di fronte alla necessità di conciliare livelli di servizio elevati con tempi stretti di consegna: ce lo chiedono i cittadini e le amministrazioni”.
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Maurizio Stumbo
Direttore Sviluppo Nuove Iniziative e CEO Office SOGEI

Parlare di priorità digitali con Sogei significa confrontarsi con il partner tecnologico di riferimento per la pubblica amministrazione centrale. Un ruolo che comporta la sfida di realizzare certamente servizi utili alle amministrazioni pubbliche ma, con sempre maggiore evidenza, quello di disintermediare il rapporto tra PA e cittadini, con un impatto evidente sul livello di confidenza con ‘il digitale’ del Paese in generale come spiega Maurizio Stumbo, Direttore Sviluppo Nuove Iniziative e CEO Office – Sogei.

“Sogei negli ultimi 5 anni, grazie al forte impulso impresso dall’Amministratore delegato Andrea Quacivi, che ha determinato un importante sviluppo del Piano Industriale nonché l’individuazione di un nuovo Purpose, ha tracciato una traiettoria che sta portando l’Azienda verso una crescita significativa in termini di fatturato, persone e parco clienti, tanto che una proiezione al 2024 prevede un valore di circa un miliardo di euro di fatturato oltre al raggiungimento di tremila dipendenti.

Lo sviluppo tecnologico e il Purpose Sogei: ‘semplificare la vita di Noi cittadini’, portano una proposta di valore netta, in linea con l’attenzione crescente che viene oggi rivolta ai benefici reali.

Il cittadino, vero valore, è considerato come il terminale di ogni piattaforma, anche quando lavoriamo per servizi rivolti alle pubbliche amministrazioni o alle imprese.

Grande costante capacità di trasformazione e adattamento sono, dunque, i cardini, ma è evidente che affiancare i momenti di vita dei cittadini con l’amministrazione richieda una interazione gestita attraverso strumenti semplici, fruibili e accessibili, ovvero che rispondano a due requisiti sociali chiari: sostenibilità ed etica”.
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In cosa si traduce il rispetto di questi valori?

“Gestiamo soldi pubblici e abbiamo il preciso dovere di farlo in modo sostenibile dando rilievo a imprescindibili criteri etici. Il digitale sempre più pervasivo è oggi l’elemento abilitante in qualsiasi modello di servizio offerto, al quale garantiamo, pertanto, regole vincolanti chiare e precise.

Assicurare la funzionalità dei servizi digitali è oggi una questione di equità a livello nazionale, in quanto questa modalità rende concreta la possibilità di ridurre le diseguaglianze consentendo a tutti i cittadini di accedere ai servizi pubblici prescindendo da condizioni di censo, limitazioni fisiche, geografiche o culturali. Nella recente campagna vaccinale, ad esempio, ogni cittadino è stato messo nelle medesime condizioni di autonomia per la prenotazione di un vaccino, grazie a servizi digitali semplici e efficaci erogati attraverso una pluralità di canali”. 
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Quali tra i cantieri in corso ritiene prioritari?

“Sogei si trova ad affrontare oggi nuove importanti sfide. Ai nostri clienti istituzionali, il cui perimetro negli ultimi anni si è esteso ben oltre le agenzie fiscali legate all’Azionista unico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, si sono aggiunte pregevoli partecipazioni ad iniziative di sviluppo della digitalizzazione della PA e di ricerca universitaria con ruoli di primissimo piano.

In particolare, per l’anno che sta terminando, l’Azienda ha visto la concretizzazione di due importanti target.

Siamo uno degli attori nella realizzazione del PSN (Polo Strategico Nazionale), società di progetto partecipata anche da Tim, Leonardo e Cassa Depositi e Prestiti, che intende accompagnare le amministrazioni pubbliche nell’adozione di soluzioni cloud. All’interno di questa compagine abbiamo la missione specifica di poter abilitare, oltre al concetto di sovranità digitale, quello di trasformazione delle piattaforme della PAC, in modo tale che ci si possa rivolgere in modo più omogeneo a cittadini ed imprese.

Secondo, ma non meno importante, è il fatto di essere tra i soci fondatori dell’ICSC (Centro Nazionale di Ricerca sul High Performance and Quantum Computing), un progetto promosso dal Centro Nazionale di Ricerca in Fisica Nucleare, finanziato con fondi europei”.
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Di cosa si occupa il Centro e perché ritiene importante la partecipazione di Sogei?

“Si tratta di un polo di ricerca che ha fra i fondatori 15 tra le maggiori società private (come Leonardo, Terna, Enel) nonché le migliori 34 università nazionali. (Fondazione Bruno Kessler, Università di Bologna, Politecnico di Milano…)

Per Sogei, infrastruttura strategica digitale della pubblica amministrazione, far parte di questo progetto è di importanza cruciale, in quanto attraverso le nuove piattaforme nazionali originate, si avrà non solamente la disponibilità di una notevole quantità di dati economici, finanziari, sanitari, da mettere al servizio delle funzionalità dei servizi digitali erogati, ma anche la capacità computazionale per poter fornire, in tempo reale, elaborazioni predittive per prestazioni più evolute, basate su un nuovo concetto di dato, più libero, animato e creatore di valore.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, è lo sviluppo del delicato perimetro che riguarda la sicurezza. Questa esperienza di ricerca permetterà all’Azienda di svolgere sia indagini in ambito cyber che osservazioni in quello quantistico per migliorare le performance di risposta a possibili attacchi”.
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Come immaginate i servizi digitali al cittadino nel futuro?

“Oggi si parla molto di metaverso come un possibile unico mondo virtuale universale e immersivo. Questo nuovo ambiente ritengo vada considerato un tassello imprescindibile, per i possibili campi di applicazione, nel semplificare la vita ai cittadini.

La pandemia ci ha insegnato che il digitale può diventare parte integrante del nostro modo di vivere quotidiano in tempi molto rapidi, una forma di “primitivo” metaverso coatto.

Lo smart working si è prontamente innestato sulla modalità tradizionale di lavoro, integrandosi in modo pratico, al punto tale da diventare un asset permanente nella maggior parte degli ambiti, tanto che oggi si lavora in modo ibrido con grande naturalezza. Si fatica quasi a ricordare che prima non fosse così!

Oggi la ‘fase’ digitale del lavoro è così immersa, fusa, nel processo stesso che non esiste più una reale distinzione.

Integrato e testato nel quotidiano lavorativo, il metaverso, ha di fatto creato le premesse affinché ogni ambito della quotidianità possa essere raggiunto da una ibridizzazione digitale della realtà. Ipotizzare, oggi, l’introduzione di nuovi strumenti di digital eXperience anche nei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini, come un percorso più fluido e coesistente dove ambiente fisico e digitale si integrano e compenetrano, non è più una suggestione ma una possibile realtà”. 
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Come potrebbe essere organizzato nella pratica?

“Per esempio con la creazione di un ambiente digitale unico a disposizione del cittadino nel quale sono contenute tutte le informazioni necessarie, controllo dei dati personali e i principali adempimenti in modalità interoperabile che lo riguardano come tale. Accedendo in modo sicuro attraverso un sistema semplice e affidabile per identificarsi online e condividere attributi e certificati avrà a disposizione queste informazioni che potrà usare in ogni momento, per ogni esigenza, senza dover chiedere permessi e, soprattutto, potrà contribuire ad alimentarle ed aggiornarle, in modo semplice e diretto”. 


Gianmarco Nebbiai
Cofondatore e Direttore responsabile di Innovazione.PA. Giornalista e Comunicatore d’impresa, scrive di ICT e del suo impatto sulla società e l’economia dal 1995. Segue tutti i temi legati alla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, all’innovazione dei processi e dei servizi a disposizione dei cittadini, con particolare attenzione all’innovazione sociale e al digital healt.

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