Scuola, i progressi sono troppo lenti

Come sottolinea anche il rapporto ASviS, per l’Italia il problema maggiore rimane quello delle competenze acquisite durante gli anni di studio, con enormi divari tra un territorio e l’altro
2 Aprile 2024 |
Giulia Galliano Sacchetto

Il mondo della scuola va avanti a piccoli passi, tra mille problemi. Ma senza una svolta decisiva, non si riuscirà a raggiungere l’obiettivo 4 “Istruzione di qualità” stabilito dall’Agenda 2030. Se infatti, a livello mondiale, il tasso di alfabetizzazione è passato dal 66% nel 1976 all’87% nel 2022, è altrettanto vero che dal 2015 è cresciuto di un solo punto percentuale. Secondo le stime Unesco, nel 2030 300 milioni di studenti non avranno le competenze matematiche e i livelli di alfabetizzazione “necessari per avere successo nella vita”.

Inoltre, negli ultimi anni è stato registrato un generale peggioramento nel livello di competenze matematiche e di comprensione del testo: secondo un’indagine internazionale Ocse-Pisa che ha coinvolto 81 Paesi, nel 2022 solo il 60% dei ragazzi di 15 anni aveva raggiunto livelli di competenza di base in matematica, scienza e comprensione del testo. Confrontando questi risultati con quelli raccolti nel 2018, la media Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per la comprensione del testo è diminuita di 10 punti, le competenze di matematica di 15 punti. L’Italia è in linea con la media dei paesi Ocse per le competenze matematiche, oltre la media per la comprensione del testo e al di sotto per le conoscenze scientifiche. I risultati dell’indagine confermano un calo delle competenze osservato già da prima della pandemia da Covid-19 e causato da problemi strutturali: lo studio ha rilevato, ad esempio, un legame tra livelli minori di competenze e utilizzo eccessivo degli smartphone.

L’inadeguatezza del bagaglio di conoscenze e competenze posseduto dagli studenti italiani al termine del ciclo di studi è un problema sottolineato ampiamente anche dal rapporto ASviS 2023 sull’attuazione dell’Agenda 2030 in Italia. Il documento evidenzia infatti come il nostro paese sia ancora lontano dai target europei per i servizi per la prima infanzia: i posti disponibili hanno servito il 28% dei bambini fino a tre anni compiuti, anche se gli investimenti previsti dal Pnrr dovrebbero puntare all’obiettivo europeo del 33% entro il 2026. Inoltre, l’11,5% dei ragazzi e delle ragazze tra 18 e 24 anni è uscito, senza diploma, dal sistema di istruzione e formazione, a fronte di una media europea del 9,6%. Questo fenomeno coinvolge maggiormente i ragazzi (13,6%) rispetto alle ragazze (9,1%). Si tratta di una percentuale in diminuzione, ma che evidenzia profonde differenze a livello territoriale: le regioni del mezzogiorno infatti presentano un tasso di abbandono del 15,1%, rispetto all’8,2% del centro e al 9,9% del nord.

Ma, insieme alla dispersione esplicita bisogna tener conto anche di quella implicita, che corrisponde all’inadeguatezza delle conoscenze possedute dagli studenti al termine del ciclo di studi. Le rilevazioni internazionali dell’Ocse, relative ai quindicenni, mostrano un costante ritardo dell’Italia nelle competenze di comprensione del testo, matematiche e scientifiche rispetto agli altri paesi avanzati. Situazione su cui ha pesato anche la pandemia, con percentuali molto elevate di studenti che dopo 13 anni di studio non raggiungono un livello ritenuto accettabile. Questo fenomeno, che colpisce specialmente i soggetti svantaggiati, con abissali differenze territoriali, secondo il rapporto ASviS, costituisce oggi la più grave emergenza educativa nel nostro paese. Ma anche la promozione nel corso di tutta la vita di opportunità di apprendimento rappresenta un punto debole nel sistema italiano di formazione, sia per il suo carattere episodico che per la sua dubbia qualità: nel 2022 la formazione continua ha coinvolto il 9,6% della popolazione di riferimento e poco meno della metà delle persone di 16-74 anni ha competenze digitali almeno di base. Sono significativi, invece, gli avanzamenti compiuti dall’Italia sul piano dell’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale.


Giulia Galliano Sacchetto
Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.

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