La telemedicina ben oltre la televisita.

Intervista a Stefania Mancini, Corporate Ambassador di Maps Group
9 Gennaio 2023 |
Giulia Galliano Sacchetto

L’Italia ha un numero alto e crescente di anziani e una sanità territoriale non sempre in grado di seguire tutti i pazienti in modo adeguato. Da qui l’importanza cruciale, specie in prospettiva, della telemedicina, che a differenza di quanto spesso si pensi non si limita alle televisite. “La telemedicina è indispensabile quando il paziente può vivere la sua patologia stando a casa con le stesse sicurezze e certezze offerte, di solito, dall’ospitalità di una struttura sanitaria” spiega in questa intervista Stefania Mancini, Corporate Ambassador di Maps Group, PMI Innovativa attiva nel settore healthcare ma anche nell’ambito della Pubblica Amministrazione e dell’Energy. La dottoressa Mancini indica nei fondi del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) la possibilità di superare gli ostacoli che ancora sussistono all’adozione della Telemedicina su larga scala e di dirigersi, così, verso un impiego diffuso di buone pratiche digitali.


Perché oggi serve la telemedicina?

Perché l’Italia è un paese che sta diventando sempre più anziano; basta leggere qualche numero per capirlo. Per esempio, le previsioni dell’ISTAT ci dicono che nel 2050 gli over 65 saranno il 34% della popolazione e già oggi, comunque, un cittadino su quattro ha più di 65 anni. Inoltre, secondo una ricerca dell’Università Bocconi (Università Bocconi – CERGAS Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale – 4^ rapporto Osservatorio Long Term Care – febbraio 2022) già nel 2019 un anziano su due, cioè circa sette milioni di persone, dichiarava di avere una o più patologie croniche. Questi numeri, a cui si aggiungono quelli dei medici che diminuiscono e degli infermieri che mancano, ci dicono che ora più che mai c’è bisogno della telemedicina. Siamo, quindi, di fronte ad una reale necessità per la quale si registra, però, un ritardo generalizzato sui percorsi di digitalizzazione previsti e richiesti.


Qual è lo stato dell’arte della telemedicina, tra PNRR e, quindi, linee di finanziamento e riforma sanitaria?

Innanzitutto, credo che sia tempo che la telemedicina cominci ad essere vista come un insieme di soluzioni tecnologiche: certamente la televisita, ma anche l’aderenza farmacologica e, in maniera particolare, il telemonitoraggio. Deve essere chiaro che la televisita è una parte della telemedicina ma c’è anche tanto altro. Il PNRR ci dovrebbe aiutare anche sotto il profilo economico, visto che indica tra i suoi obiettivi anche quello dello sviluppo e della diffusione della telemedicina. All’inizio della pandemia c’è stata una rincorsa verso queste soluzioni, con un aumento soprattutto delle televisite; mentre in questo momento siamo in fase di “metabolizzazione” sia delle delucidazioni delle linee guida Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) sia dei contenuti delle gare Consip per comprendere appieno il perimetro in cui è possibile operare. La telemedicina ha diverse sfaccettature e, quindi, servono soluzioni specifiche collegate con il territorio e per patologie che difficilmente possono essere rappresentate in categorie generiche. La nostra vita è regolata dai numeri per cui se ci sono tante patologie croniche ci si concentra su quelle, offrendo soluzioni che, tuttavia, non vanno bene per le malattie più rare e particolari, per le quali ci sono piattaforme interessanti ma ad hoc.


E gli annunci di Agenas?

Si è creato un equivoco: l’annuncio di Agenas è stato interpretato come l’intenzione di realizzare una piattaforma nazionale di telemedicina ma in realtà ciò che l’Agenzia desidera attuare è una piattaforma nazionale in grado di raccogliere i dati di telemedicina provenienti da tutte le Regioni e, al contempo, incentivare le Regioni stesse ad adottare soluzioni di mercato territoriali e interoperabili, scelte secondo le specifiche esigenze locali. Solo nel caso di impossibilità delle Regioni di procedere per i motivi più diversi (commissariamento, mancanza di risorse, digitalizzazione poco diffusa …) interviene Agenas, nel principio di sussidiarietà, fornendo una soluzione di telemedicina con i cosiddetti “servizi minimi” a bordo. In generale, la situazione è ferma: ci sono poche gare sui territori e sono ancora meno le Regioni già operative con progetti di telemedicina su larga scala.


Può dare una definizione di telemedicina, anche in termini di supporto e soluzioni?

Senza utilizzare termini tecnici, dirò ciò che per me dovrebbe essere la telemedicina, anche sulla base della mia esperienza con medici e assistiti: quando il paziente riesce a vivere la sua patologia stando a casa con le stesse sicurezze e certezze offerte, di solito, dall’ospitalità di una struttura sanitaria. 

La telemedicina deve garantire un monitoraggio continuo del paziente a domicilio, seguendolo in tutta la sua quotidianità: dalla mattina quando si sveglia al momento in cui va dormire, il paziente vede la sua giornata cadenzata da una serie di eventi come prendere medicinali, misurare parametri vitali, bere acqua, camminare e altre molteplici attività.

La piattaforma tecnologica di telemedicina deve ricordare al paziente tutti questi “momenti”, assicurandosi che non ne salti nemmeno uno e che invii i feedback quando necessario, per esempio dopo aver misurato un parametro. Ovviamente, lato struttura sanitaria, deve essere predisposta una sala operativa dove gli infermieri si occupano del controllo di primo livello: visualizzano, quindi, tutte le informazioni che arrivano e sono così a conoscenza delle attività svolte o meno dal paziente. Inoltre, la piattaforma può segnalare degli allarmi nel caso in cui un parametro risulti fuori dalla soglia abituale o se il paziente non dichiara di aver seguito correttamente la sua terapia. Queste attività, garantendo un costante monitoraggio delle condizioni di salute, tranquillizzano il paziente, aumentano la consapevolezza del suo stato di salute e contribuiscono a migliorarne l’assistenza.

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Come avviene il contatto tra paziente e sala operativa?

Sala operativa e assistiti sono connessi tramite un’applicazione installata su uno smartphone o un tablet. Ciò presuppone che il paziente e il suo caregiver siano in grado di utilizzare questi dispositivi. La telemedicina, infatti, è fruibile solo da chi ha una, seppur minima, preparazione digitale. Certamente, questo aspetto potrebbe rappresentare un problema, perché gli assistiti, che non hanno dimestichezza con gli strumenti digitali e che non hanno caregiver in grado di aiutarli, vengono esclusi dal servizio. Deve essere chiaro che la piattaforma di telemedicina offre un reale valore aggiunto quando viene utilizzata nella sua totalità e, per questo motivo, nella fase di arruolamento, si verificano con attenzione tutte le condizioni a contorno, proprio per evitare il fallimento di una iniziativa del genere.


Si dice che quando un paziente va dal medico cerchi una sorta di rassicurazione e un appoggio di carattere psicologico: la telemedicina immagino che non possa sopperire al rapporto umano che si crea in presenza, soprattutto nelle fasce più deboli… questo elemento è ancora preponderante?

Sicuramente il rapporto con le persone non è paragonabile a un contatto digitale; però, se un paziente ha una patologia che può tenere sotto controllo e può vivere a casa, allora la relazione umana, seppur a distanza potrebbe essere comunque rassicurante. Per esempio, per una qualsiasi necessità, può chiamare la sala operativa o videochiamarla, così da vedere l’infermiere con cui si sta parlando. Comunque, se guardiamo i numeri citati in precedenza non credo che abbiamo tante possibilità di scelta. Sicuramente ci sono persone più fragili, come gli anziani colpiti da demenza, che necessitano di un altro tipo di percorso. La telemedicina non può certo risolvere tutto, ma credo sia salvifica anche per tanti giovani con malattie croniche, la cui qualità di vita migliorerebbe moltissimo.


Considerazioni sulla carta molto sensate e corrette. Ma credo sia giusto ricordare che la nostra realtà nazionale registra una non omogenea qualità del servizio sanitario offerto dalle diverse Regioni.

È vero che ci sono forti differenze. Innanzitutto, bisogna capire come sono organizzate le strutture sanitarie pubbliche sul territorio. Per esempio, in Lombardia non ci sono le ASL ma le ASST (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), che, di fatto, sono strutture ospedaliere; in Emilia-Romagna, invece, già da tempo le ASL hanno istituito delle Case della Salute. Il PNRR ha varato il progetto delle Case di Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali. Questa iniziativa ha forzato una riorganizzazione della presenza sanitaria sul territorio proprio per aumentare, sempre di più, la vicinanza al paziente. Ad esempio, non importa dove siano localizzate le Centrali Operative Territoriali, ma è sufficiente che siano sempre in contatto con i pazienti. Tant’è che stiamo assistendo alla nascita di realtà private che propongono Centrali Operative in outsourcing alle Case di Comunità. Spesso il privato è molto più veloce ed efficiente del pubblico nel realizzare e offrire determinati servizi. Iniziative di questo tipo stanno nascendo anche nelle Cliniche Private e nelle RSA che sono ben radicate sul territorio e vedono in questa attività una ottima opportunità di business.


La telemedicina può costituire un risparmio per la spesa pubblica sanitaria, per esempio in termini di posti letto o ricoveri?

Sì, ci sono tanti studi che ci forniscono statistiche interessanti da questo punto di vista. Per esempio, il Centro Cardiologico Monzino di Milano, dopo aver adottato la nostra piattaforma di telemedicina, ha registrato evidenti risparmi nel servizio di pronto soccorso cardiologico. Il Monzino, infatti, è in grado di effettuare delle dimissioni protette: per esempio, i pazienti cardiopatici cronici, che hanno subìto un intervento a cuore aperto, hanno degenze brevi in quanto la telemedicina li segue a casa 24 ore su 24. Questo aspetto degli orari del servizio di telemedicina è importante perché, solitamente, le Centrali Operative della sanità pubblica seguono l’orario 9-18, anche se la sala operativa virtualmente è aperta h24.  Resta il fatto che con la telemedicina si riescono a seguire veramente tanti pazienti in modo continuativo, cosa che gli ambulatori classici, con la visita in presenza, non riescono a fare. Oggi un paziente viene visitato e controllato, poi torna a casa e non si hanno più sue notizie fino all’appuntamento successivo per il controllo.


Il medico di base che ruolo ha o potrebbe avere nella telemedicina e nel monitoraggio continuativo a distanza?

Un ruolo enorme. Citerei l’Emilia-Romagna, l’unica regione che, ad oggi, ha implementato – proprio con noi – un servizio di telemedicina per le patologie croniche sull’intero territorio, operativo con incredibile successo da quasi due anni. In fase iniziale, al tavolo di lavoro, sedevano anche i medici di base, che però, dopo qualche tempo si sono autoesclusi dal progetto, riportando diverse motivazioni anche di tipo economico.

A quel punto la Regione è andata avanti senza di loro, ma qualche mese fa, facendo manutenzione al sistema, abbiamo notato che all’interno della piattaforma erano presenti diversi MMG. Si tratta, quindi, di medici volenterosi, che hanno richiesto, in maniera volontaria, di poter entrare nella piattaforma per monitorare i loro assistiti.


Tornando alla vostra azienda, quali sono i prodotti più importanti della vostra offerta?

Sicuramente uno dei prodotti di punta riguarda l’accoglienza. Le nostre soluzioni ci permettono di offrire al cittadino paziente un’accoglienza digitale ottimizzata. L’idea del nostro Patient Journey è che si debbano capire sia i bisogni del cittadino paziente sia le esigenze delle strutture. Le persone hanno così modo di diventare protagoniste della relazione con la sanità, per muoversi sempre meglio nei suoi servizi sfruttando le tecnologie da mobile e pc oltre ai nostri totem digitali con servizi automatizzati. 

Il nostro punto di partenza è studiare i percorsi dei pazienti lungo i diversi livelli di cura e trattamento. Dopo l’indagine sulle situazioni reali, realizziamo sistemi digital smart che migliorano i servizi e l’efficienza complessiva della struttura sanitaria, riducono i tempi di attesa e lo spreco di risorse, aiutando staff medici, organizzativi e amministrativi. Secondo il nostro punto di vista i pazienti sono prima di tutto persone che stabiliscono relazioni con altre persone: medici, paramedici e impiegati. Questa filosofia di approccio, riassumibile nella frase “persone al centro”, ci permette di concentrare l’attenzione sui punti che migliorano realmente la gestione dei processi. In questo modo si ottengono risultati soddisfacenti per tutti, aumentando la qualità dei servizi, rendendoli più veloci e riducendo gli sprechi. È bene ricordare che la missione di Maps Group è quella di estrarre valore dai dati.

Le soluzioni che il Gruppo offre nel settore healthcare, anche grazie alle attività di alcune aziende acquisite, come Artexe e I-Tel, sono numerose e si dividono in cinque aree principali. La prima è quella dell’accoglienza in cui rientrano prodotti come Mr-You®, ZeroCoda® e Medicalbox che hanno l’obiettivo di aiutare le organizzazioni sanitarie a migliorare il Patient Journey, ossia l’esperienza del paziente nei processi di prenotazione, accoglienza e attesa in struttura. 

Mr-You® permette di gestire digitalmente tutte le fasi dell’accoglienza e di raccogliere così i dati, rendendoli subito utilizzabili per migliorare i processi: è così possibile ridurre le attese, accogliere i pazienti e seguirli in ogni passaggio con efficienza, accrescendo la qualità e l’immagine del servizio. 

ZeroCoda® è un portale accessibile da computer, tablet o smartphone tramite il quale è possibile prenotare facilmente una prestazione e accedere alla struttura sanitaria: in pochi click si ottiene il ticket virtuale per il servizio scelto; basterà poi recarsi alcuni minuti prima del proprio appuntamento per avere il posto riservato in coda. Questo sistema semplifica il lavoro degli operatori, aiuta a ridurre fino a un quinto le code agli uffici; allo stesso tempo raccoglie e fornisce dati che informano immediatamente sull’operatività della struttura e consente di attivare un canale utile per comunicare con pazienti e cittadini. Medicalbox, infine, è una piattaforma che aggrega strutture sanitarie, compagnie assicurative e aziende per offrire a dipendenti e clienti un accesso immediato ed efficiente ai percorsi di cura e di welfare sanitario aziendale.

L’offerta Patient Journey si completa con i totem Kiosk 24/7, funzionali, rapidi, facili da usare, resistenti, compatti e quindi comodi da sistemare in ogni spazio all’interno delle strutture. Si tratta di totem digitali multifunzione operativi 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 per gestire più servizi in modalità self-service. Sono pensati per essere intuitivi e facili nell’uso, chiari anche per utenti con poca dimestichezza con il digitale, capaci di offrire la possibilità di effettuare in autonomia l’accettazione amministrativa, il ritiro dei referti medici tramite download su chiavetta usb oppure stampa, oltre alla gestione dei pagamenti.

Una seconda area è la “data driven governance”, in cui le data app della Healthcare Analytics Platform si integrano in un unico sistema per il controllo direzionale dell’organizzazione sanitaria. La trasformazione digitale sta, infatti, generando un’enorme quantità di dati relativi a diagnosi, cure, percorsi terapeutici e amministrativi, la cui analisi e valorizzazione è oggi fondamentale per il sistema sanitario.

L’analisi dei big data è utile ad attivare processi decisionali completamente nuovi, basati su un patrimonio analitico di informazioni. Ogni data app fornisce gli elementi fondamentali per prendere decisioni strategiche nei singoli settori: analisi dei dati, controllo di gestione, monitoraggio dei tempi di attesa e dell’appropriatezza prescrittiva. C’è poi una terza area legata alla digitalizzazione dei flussi di lavoro dei servizi di diagnostica relativi alla radiologia, agli esami di laboratorio e all’anatomia patologica; una quarta riguardante l’hospital and information system, suite di soluzioni integrate per la gestione dei processi amministrativi e clinici che permettono la gestione dei percorsi di cura all’interno di una struttura sanitaria, e una quinta dedicata alla telemedicina e ai sistemi di telemonitoraggio.


Che ruolo hanno i software nei vostri servizi? 

L’obiettivo delle nostre soluzioni è sempre quello di porre le “persone al centro” e, nell’ambito del Patient Journey, si declina nel migliorare costantemente la gestione complessiva delle relazioni con i pazienti, non solo nei momenti di cura ma anche prima, con una precisa preparazione ad esami o ospedalizzazioni, e successivamente inviando avvisi su come ritirare i risultati degli esami oppure aiutando nella convalescenza e aumentando la consapevolezza dei singoli anche nella prevenzione. Fino ad oggi, si è pensato – più che altro – ad un’accoglienza più fisica come da tradizione, ma finalmente anche la sanità pubblica ha capito che si può offrire un servizio di più alta qualità anche nella nuova modalità virtuale. A fronte, quindi, di una mappatura di tutti i servizi che possono essere erogati dalla struttura sanitaria, il cittadino sceglie facilmente su un portale web o con l’aiuto di un assistente virtuale, quello di cui necessita. Viene invitato in un percorso semplice e guidato dove dovrà, se necessario, caricare i documenti cartacei o digitali necessari all’espletamento del servizio stesso. Il tutto confluirà in un repository documentale condiviso tra cittadino e struttura sanitaria, ma anche terze parti, quali MMG, RSA e Servizi Sociali del Comune. Solo quando la documentazione è completata e controllata, sarà possibile organizzare l’incontro con l’operatore preposto. L’appuntamento può avvenire in presenza, presso la struttura sanitaria oppure in modo virtuale, tramite una videochiamata. Questa soluzione potrà coprire una gamma amplissima di servizi, dalla richiesta di rinnovo della patente a quella dei buoni alimentari per il figlio celiaco. 


Avete delle referenze ed elementi di gradimento da parte dell’utenza? 

Oltre al centro Monzino e alla Regione Emilia-Romagna, abbiamo vissuto un’interessante esperienza con la Fais (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati). Qui la nostra piattaforma è servita a seguire questi pazienti durante la pandemia.

La telemedicina, infatti, può essere adattata anche a situazioni molto particolari e usata per dare supporto a pazienti molto fragili. Un’ulteriore situazione in cui abbiamo gestito un’altra particolare patologia è stata con l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. In questo caso i pazienti erano affetti da sclerosi multipla. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia con una cordata di realtà locali altamente tecnologiche. Una preziosa collaborazione che ci ha permesso di individuare nuove performanti soluzioni. Poi, c’è stata la collaborazione con l’Ospedale Galeazzi, dove abbiamo lavorato con pazienti operati all’anca e dotati quindi di protesi; con l’Ospedale Monaldi ancora per i cardiopatici e la Fondazione Pascale di Napoli per i pazienti oncologici e, infine, il progetto di telemedicina e wellness del grande gruppo privato Villa Maria.


La telemedicina può giocare un ruolo nel raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite? 

Oggi si parla molto di sostenibilità. La telemedicina è uno dei progetti che, più di tanti altri, riesce a prendere in carico gli obiettivi dell’agenda 2030. Come Maps Group siamo estremamente attenti all’impatto generato dalle nostre attività e quest’anno abbiamo approvato il nostro primo bilancio di sostenibilità. Per quanto riguarda gli obiettivi, I-Tel come Società Benefit, ha l’ambizione, con la telemedicina, di contribuire al goal 3 “Salute e Benessere”, soprattutto nell’ambito del diritto di accesso e parità delle cure. Inoltre, la gestione della Salute a Casa diminuisce gli spostamenti e quindi l’inquinamento. Anche l’obiettivo numero 9 “Imprese, Innovazione e Infrastrutture” si sposa facilmente con la telemedicina: parliamo, infatti, di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali: infrastrutture importanti e facilmente replicabili. Un altro obiettivo raggiungibile grazie alla telemedicina è il numero 5 “Parità di genere”; facendo specifico riferimento ai caregiver si osserva come già oggi siano circa tre milioni in Italia, di cui più del 70% donne, che – spesso – devono lasciare il lavoro per seguire un parente malato a casa. Con la telemedicina questa situazione non può che migliorare, perché da una parte aiuta i pazienti a diventare sempre più autonomi, dall’altra rappresenta per i caregiver un importante supporto per gestire sia le necessità quotidiane che le situazioni di emergenza.

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