RESPIRE

A Lampedusa e Pantelleria si ricerca l’impatto della crisi climatica
28 Maggio 2024 |
Marta Abbà

Quando un piccolo gruppo di Explorers con la scritta “National Geographic” sulla maglia è sbarcato lo scorso autunno sulle isole di Lampedusa e Pantelleria, il fatto ha suscitato molta curiosità. Una curiosità silenziosa, condita con un senso di soggezione: tutti hanno pensato alla tanto nota rivista con foto e reportage spettacolari che racconta da anni i luoghi e le storie più irraggiungibili al mondo. Gli sguardi educatamente stupiti lasciavano inespressa la domanda “e cosa ci fanno qui?”, domanda sempre più urgente nel momento in cui questo gruppo di donne e uomini sorridenti hanno varcato le porte delle scuole locali.
Su due isole che assieme contano una manciata di abitanti, non più di 15.000, l’una troppo nota per gli sbarchi di immigrati e l’altra ingabbiata nella fama di Perla Nera del Mediterraneo ma lasciata a sé stessa nei mesi di clima indigesto, agli abitanti non pareva vero di vedere queste nuove presenze entrare in aula con passo deciso e fare cortese e disponibile.
La loro mission era ed è RESPIRE, la prima che vede coinvolti così tanti National Geographic Explorers tutti italiani. A tenerli assieme, pur provenendo da diverse regioni, è il desiderio di “organizzare iniziative di divulgazione scientifica interessanti e coinvolgenti dedicate ai cittadini del proprio Paese”.
In questo caso, nello specifico, ad avere la massima priorità sono i 120 studenti di due isole definite remote: l’intenzione è quella di coinvolgerli e supportarli in attività di ricerca scientifica multidisciplinari (dalla biologia marina alla botanica, dall’archeologia alla geologia) mantenendo un occhio attento all’impatto che la presenza dell’uomo e la crisi climatica hanno avuto e stanno tuttora avendo sui diversi ecosistemi, sia marini che terrestri. Nella speranza che in futuro esso si possa mitigare, anche con il loro aiuto.
È un modo per stimolarli a scoprire la propria isola, a rispettarla e a apprezzarla, magari facendo nascere il desiderio di valorizzarla anche agli occhi del resto del mondo, facendo leva sul suo valore ambientale, in termini di biodiversità e di unicità. Un modo per aiutarli a capire che esiste un nuovo metodo di insegnare le materie scientifiche, le temibili STEM, interattivo e vivo, coinvolgente e divertente, che possa accendere in loro il desiderio di coltivare un futuro in questa direzione, la direzione che il mondo ha bisogno sia imboccata da molti giovani. 


Riscoprire due isole ferite dall’antropizzazione


Il nome dice tutto, una volta sciolto l’acronimo. RESPIRE sta infatti per “Research Educational Storytelling Project in Italian Remote Ecosystems” ed è un progetto finanziato dalla National Geographic Society, nato nel 2023 dalla voglia di ispirare studenti di isole minori italiane ad intraprendere professioni da passioni che non sapevano di avere. Dopo una attenta valutazione a 360 gradi sulle tante presenti in Italia, la scelta è caduta su Lampedusa e Pantelleria e, da quel momento si è passati all’azione.
Il progetto è rivolto in prima battuta ad alcune classi delle scuole locali per raggiungere in modo rapido ed efficace chi nei prossimi anni molto probabilmente contribuirà a scrivere il futuro di queste isole e del Mar Mediterraneo. Se sono i giovani i veri e indiscussi protagonisti, di rimbalzo RESPIRE raggiunge un target molto più ampio, innescando collaborazioni e facendo coltivare sogni nuovi anche nel resto dei membri delle comunità di abitanti, solo apparentemente sfiorati dalle attività del progetto, tolti pescatori, agricoltori e insegnanti in primis, gli unici rimasti ufficialmente inclusi nelle attività proposte.
Gli Explorers coinvolti sono di più di quelli sbarcati quel primo giorno, sono 15, e si occupano di diversi rami di ricerca, sia nella vita sia all’interno di un progetto che trova nella multidisciplinarietà e nel gioco di squadra la sua forza. Lo dimostrano la varietà e la ricchezza delle attività proposte ai giovani delle due isole.
A far da ponte tra il mondo della ricerca e quello della scuola, per fornire risposte concrete ed efficaci ai bisogni educativi degli studenti, ci sta pensando il team education, coordinato da Michele Raggio, chimico e presidente di SeedScience, onlus che mira a rendere l’insegnamento delle materie STEM attrattivo fin dalle scuole primarie, agendo sul campo nelle scuole di zone rurali di alcuni Paesi dell’Africa.
Della parte di storytelling, invece, se ne occupa Marco Carmignan. Con un coinvolgente e originale workshop introspettivo per lo più in “open air” , questo fotografo e filmmaker professionista offrirà l’occasione ai giovani di imparare a raccontare come vivono la propria isola attraverso l’arte della fotografia. La sfida da vincere è quella di evitare gli stereotipi che le accompagnano, negativi o positivi che siano. Anzi, di cancellarli, per fare spazio alla bellezza e all’unicità del patrimonio naturale che entrambe custodiscono. Ne nascerà una mostra ma soprattutto nascerà nei giovani abitanti delle isole la voglia di liberarle dalle etichette imposte da chi abita sul continente, regalando loro e a sé stessi la possibilità di riscrivere il proprio destino, partendo dalla scienza e dalla natura.
“La restante parte degli Explorers, la più numerosa, è composta da ricercatori che con le studentesse e gli studenti coinvolti stanno svolgendo sia attività di citizen science (scienza partecipata), sia di ricerca scientifica in vista di possibili studi accademici dedicati a questi territori – spiega Martina Capriotti, biologa marina e project leader di RESPIRE, ricercatrice presso l’Università di Camerino – nella pratica facciamo rilievi e raccogliamo dati scientifici per vari filoni di ricerca. Possono sembrare molto differenti l’uno dall’altro ma tutti riguardano l’impatto che la crisi climatica e l’antropizzazione stanno avendo sulla natura che caratterizza questi ambienti”.
Nel campo della botanica, a condurre le attivitá saranno Alfredo Di Filippo, professore in botanica esperto in dendroecologia dell’Università della Tuscia, Irene Torregiani archeologa e dottoranda dell’Università di Oxford e le professoresse Anna Maria Mercuri ed Assunta Florenzano esperte in palinologia e paleobotanica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, per studiare se e come piante e pollini cambieranno alla luce delle variazioni climatiche che si registreranno durante il progetto. Spostandosi in acqua, con i ricercatori e biologi marini Arianna Mancuso  (Università di Bologna), Giovanni Chimienti (Università di Bari) e Martina Genovese (Stazione Zoologica Anton Dohrn con affiliazione Università degli Studi di Messina), si tengono d’occhio le specie aliene, organismi che non sono caratteristici dell’ambiente in cui si trovano ma sono arrivati da altrove, molto spesso danneggiando l’equilibrio degli ecosistemi locali e alcune specie indigene che ne soffrono la presenza. Si vuole cercare di capire se e quanto sono presenti, soprattutto analizzando il pescato locale e i reperti biologici trovati sulle spiagge. “La posizione geografica peculiare di queste isole le rende delle vere e proprie ‘sentinelle’: essendo al centro del Mediterraneo sono tra le prime che eventuali nuove specie in arrivo incontrano quando entrano nel nostro mare. Questo fenomeno è legato all’impatto umano, al cambiamento climatico, all’innalzamento delle temperature”. Capriotti stessa coordina un filone di ricerca sul campo, quello legato all’inquinamento marino causato dalla presenza di microplastiche e di sostanze definite come filtri solari. Lo fa assieme al team di biologi marini, nonché al geologo e Professore in sedimentologia dell’Università di Siena Ivan Martini, che coordina lui stesso un’altra attività, quella di sedimentologia lungo le spiagge lampedusane, per un approccio multidisciplinare. “Con i giovani studiamo soprattutto le microplastiche: come la loro deposizione lungo le spiagge evolve durante l’anno – spiega – registriamo le variazioni delle concentrazioni nelle diverse zone anche tramite campionamenti che gli studenti stessi condurranno. In questo filone di ricerca verranno presi in considerazione anche contaminanti chimici, cioè sostanze dannose per la vita, come alcune categorie di filtri solari, che sono comuni componenti di creme e cosmetici. Nei due anni di RESPIRE si vorrebbe cercare di capire se il turismo estivo influisce in qualche modo sull’accumulo di tali contaminanti in mare e sul bioaccumulo nei tessuti degli organismi che lo abitano.
Curiosa e forse meno nota delle precedenti, c’è anche l’attività di archeologia moderna, guidata dall’archelogo dell’Università di Leiden (Olanda) Roberto Arciero. L’idea è quella di studiare i rifiuti di plastica spiaggiati come fossero dei veri e propri reperti di archeologia, facendo caso alla loro morfologia e alla loro tipologia, arrivando ad analizzare anche le singole etichette per notare gli anni a cui risalgono e la lingua utilizzata. “Compaiono molti resti arrivati dal Nord Africa o legati ai processi migratori in generale. Questa branca di ricerca mira a studiare la società, per scoprire come le abitudini cambiano nella storia. Allo stesso tempo, dimostra in modo concreto ai ragazzi che il mare è uno solo e che qualsiasi cosa vi si getti, non sparisce ma circola”.
Sempre con lo sguardo rivolto all’uomo c’è anche l’attività della bio-antropologa Ornella Maggiulli, focalizzata sull’alimentazione attuale isolana e, più in generale, sul valore della dieta mediterranea e a km zero. Con i giovani di Lampedusa esplora il mondo della pesca, incontrando chi se ne occupa ogni giorno sulle coste di quest’isola dalla vocazione marina. Con quelli di Pantelleria, isola più legata alla terra nonostante non manchi di coste, l’explorer accompagna gli studenti a scoprire cosa si coltiva e si alleva nelle loro terre, visitando e intervistando gestori di attività produttive locali. .
A proposito di coltivare, durante i due anni di RESPIRE ci sono classi di studenti che potranno ospitare nella propria classe un piccolo “orto di Posidonia oceanica”. Si tratta di un progetto inserito nell’attività di botanica marina proposta dalla biologa marina Jessica Pazzaglia. Questa pianta marina gioca un ruolo fondamentale perché crea veri e propri ecosistemi in cui gli organismi del mare a volte depositano anche le uova o cercano rifugio dai predatori. Se ne vuole fare uno studio di popolazione attorno a Lampedusa per capire la diversità del genoma dei frutti arrivati lungo le coste isolane. Ecco perché l’orto, che poi sarebbe una sorta di vasca per la sua coltivazione, trattandosi di una pianta che vive nel mare. I ragazzi, nella bella stagione raccoglieranno i frutti, definiti olive di mare, altamente oleosi e galleggianti, per poi farli germogliare in classe e monitorare ciò che ne nasce, per poi lasciare lo studio alla Dott.ssa Pazzaglia per le analisi genetiche.


La genesi di RESPIRE


Questo ventaglio di studi così diversi ma tutti coinvolgenti e ammiccanti a come la crisi climatica e l’uomo stiano cambiando il territorio dove sono nati i ragazzi coinvolti, e non solo, è una delle più rappresentative attività che un gruppo di Explorers può mettere in campo quando lavora collaborando con passione.
RESPIRE è il primo progetto così ampio, strutturato e corale mai realizzato da explorer tutti italiani ed è nato durante uno dei primi momenti di networking organizzato da Capriotti e dagli altri 4 leader dell’HUB italiana della National Geographic. Da un incontro informale per conoscersi meglio, é emersa prima la voglia di fare qualcosa assieme per avvicinare i cittadini alla ricerca scientifica, per poi svilupparsi in un connubio di idee che, nonostante la distanza in termini di disciplina, hanno trovato la giusta combinazione e legame.
“In breve tempo abbiamo capito che ciò che avevamo in mente necessitava di una progettazione più strutturata di come era stata concepita – racconta Capriotti – quando abbiamo illustrato la nostra idea ad alcuni rappresentanti della National Geographic Society a margine di un meeting internazionale tenutosi in Toscana presso Oasy Dynamo, siamo stati  incoraggiati ad ampliarlo, rendendolo una proposta interdisciplinare. Unendo i nostri spunti e coinvolgendo altri Explorers italiani siamo riusciti ad arrivare a 15 e anche a vincere il bando Meridian della National Geographic Society  per realizzare il progetto”. Si tratta di premi che permettono agli Explorers di collaborare e connettersi tra le varie discipline per massimizzare e accelerare l’impatto attraverso soluzioni innovative e interdisciplinari e… sono molto competitivi. Ma RESPIRE ha vinto ed è in corso, è nelle classi e nelle vite di oltre 100 giovani a cui spesso rischiano di mancare le opportunità educative dei loro coetanei perché nati su un’isola remota. Si sta offrendo loro la possibilità di guardare con occhi nuovi sia il territorio in cui vivono fin da piccoli, sia la vita che li aspetta da grandi. 

 


Ricerca scientifica trova entusiasmo


Non si pretende che i giovani diventino tuttologi: il progetto prevede che ogni classe svolga una specifica attività dedicandovi tempo, entusiasmo e passione. Alcune hanno iniziato a novembre 2023 con la raccolta dei dati sul campo e stanno tuttora campionando e monitorando le dinamiche. In altri casi le attività sono partite più tardi, con lezioni on line, per poi trasformarsi in campagne di raccolta dati uscendo dalle aule, a primavera. Dipende dalle esigenze di ricerca e dai tempi della natura: la parte di botanica è per esempio iniziata con incontri online da poco, prevedendo l’analisi di materiale fotografico di specie botaniche isolane che gli stessi studenti scattano, e dati ambientali per correlare possibili informazioni acquisite con il cambiamento climatico. Il ruolo dei ragazzi è fondamentale: con le loro foto e le loro informazioni puntuali, si avranno molti dati per approfondire.
“La passione, la curiosità e l’entusiasmo che stanno dimostrando è sorprendente – racconta Capriotti, sulle isole sia a Novembre che il prossimo Aprile – La motivazione mostrata durante i primi mesi del progetto e l’interesse emerso per la tematica trattata fanno ben sperare. Sembra che la natura abbia compiuto per l’ennesima volta una magia: li ha stregati e la voglia di conoscerla ha vinto su quella di giocare a calcio in spiaggia. Quello lo possono fare sempre, ora con RESPIRE hanno invece la possibilità di scoprire cose nuove con l’aiuto di giovani ricercatori  e scienziati arrivati solo per loro, solo per provare a mostrare ai loro occhi lati diversi di un’isola che pensavano di conoscere alla perfezione”. Ecco perché sarà quasi inevitabile ma soprattutto doveroso organizzare un evento finale, spiega Capriotti, “per dare la possibilità ai giovani partecipanti di raccontare quanto fatto. È anche l’occasione per insegnare loro come meglio comunicare la scienza al grande pubblico, per poi poterlo fare in futuro all’interno della propria comunità, con parenti, amici e abitanti”.


Fare squadra attorno e sulle Isole


Uno dei lati meno evidenti ma altrettanto importante del progetto in corso è l’impatto che esso sta avendo e che avrà sul resto degli abitanti di Lampedusa e Pantelleria. Non è un caso che nel team ci siano le due scuole (Istituto Omnicomprensivo di Lampedusa e Istituto Omnicomprensivo di Pantelleria), l’Area Marina Protetta Isole Pelagie, di cui Lampedusa fa parte, e il Parco Nazionale Isola di Pantelleria e varie associazioni locali tra cui pescatori e volontari locali della Federazione Italiana Salvamento Acquatico.
“Non solo gli studenti ma anche molti altri abitanti hanno mostrato curiosità e voglia di imparare. In primis gli insegnanti, interessati e proattivi, desiderosi di capire come fare per poi poter replicare e arrivare a camminare sulle proprie gambe, insegnando ai giovani delle classi future a proteggere il proprio patrimonio e valorizzarlo” spiega Capriotti. Una importante risposta al progetto e al tempo stesso una domanda di supporto. Ma già gli Explorers ci avevano pensato, preparando un kit didattico di ricerca scientifica con protocolli, procedure e piccoli materiali per esperimenti che il team del progetto ha rilasciato alle scuole partner per continuare le attività scientifiche anche dopo la fine di RESPIRE. Inclusa c’è anche la voglia di cambiare lo sguardo sulla natura che ci circonda nel quotidiano e a cui spesso ci si dimentica col tempo di badare. Incluso c’è anche l’invito a prendersene cura, un invito che sarebbe importante e necessario estendere a ogni centimetro quadrato di territorio. Fortunatamente il format nato con RESPIRE “non vale solo per le piccole isole remote, in senso stretto, ma anche per le isole in senso lato, come ad esempio gli istituti scolastici di piccole comunità montane” spiega Capriotti. E aggiunge: “Sarebbe poi fantastico poterlo replicare in altre realtà mediterranee, anche al di fuori dei confini italiani, insieme agli Explorers di altri paesi che vi si affacciano”.

 

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