Carta d’Identità Elettronica

Cos’è, come si richiede, come funziona
17 Febbraio 2020 |
Gianmarco Nebbiai

Carta d’identità elettronica: di cosa si tratta e perché serve

La carta d’identità elettronica italiana (CIE) è il nuovo documento di riconoscimento previsto dalla legge e, gradualmente, dopo una storia di tentativi e interruzioni che ha quasi 20 anni, sta sostituendo la carta d’identità in formato cartaceo.
La funzione del documento sul nuovo supporto rimane quella di attestare l’identità del cittadino presso pubblici ufficiali, amministrazioni pubbliche e per usufruire di tutti quei servizi per i quali è necessario essere individuati con certezza. Inoltre, è valida come documento per l’espatrio negli Stati che non richiedono l’uso del passaporto per i cittadini italiani.
Di nuovo, in termini di ‘uso’ rispetto al vecchio documento c’è il fatto che la Cie può essere usata anche per richiedere un’identità digitale SPID da usare per accedere ai servizi in rete erogati dalle Amministrazioni Pubbliche. Inoltre è prevista anche la facoltà del cittadino maggiorenne di indicare, e registrare sulla carta, il consenso o il diniego alla donazione di organi.
In realtà, la sostituzione della carta d’identità con la CIE è una misura che si è resa necessaria per adeguare anche il nostro principale documento di riconoscimento agli standard internazionali di sicurezza e a quelli di anticlonazione e di anticontraffazione in materia di documenti elettronici. Con la CIE le attività di identificazione dovrebbero diventare certe e più sicure.
La diffusione della CIE, dopo lo stop definitivo alle precedenti versioni, è ripartita nel 2017 e dovrebbe diventare disponibile presso tutti i Comuni Italiani entro il 2018 secondo quanto previsto dal ministero dell’Interno, titolare del progetto.
Stando ai dati resi disponibili dal Viminale, al momento, la CIE viene rilasciata da 2.007 Comuni in Italia e sinora, sono state rilasciate 1.844.749 Cie. Il percorso rimane dunque lungo ed i tempi di rilascio non sono semplici.
La regione con il maggior numero di Comuni coinvolti nel progetto, 404 su un totale di 1.530, è la Lombardia.
Con il decreto interministeriale del 23 dicembre 2015 sono state individuate le Modalità tecniche di emissione della carta d’identità elettronica, specificando le caratteristiche della nuova CIE ed i differenti ruoli assegnati alle amministrazioni pubbliche per il rilascio del documento d’identità. Il ruolo di titolarità del processo è assegnato al Ministero dell’Interno. Il legislatore ha inoltre individuato un solo polo produttivo individuato nell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato e forse questo è il principale elemento di discontinuità rispetto ai problemi del passato quando la realizzazione era affidata ai singoli Enti Locali. Il Ministero delle Finanze verifica l’operato dello IPZS e il Ministero degli Esteri si occupa delle richieste di rilascio del documento per gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’Aire. Punto di accesso e gestione delle operazioni di acquisizione e trasmissione dei dati dei cittadini resta il Comune. La consegna al domicilio del cittadino del nuovo documento è affidata alle Poste Italiane.
La CIE è realizzata in policarbonato e in formato tipo “carta di credito” (conforme alle norme ISO/IEC 7810 formato ID-1 e alle norme ISO/IEC 7816), il supporto della carta d’identità elettronica è prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che provvede anche alla sua inizializzazione e alla scrittura sulla carta e nel microchip dei dati identificativi del titolare. Tuttavia, per conoscere l’identità della persona non è necessario introdurre la carta in un lettore: le generalità e la fototessera del titolare sono stampate sulla carta e sono quindi leggibili chiaramente.

La CIE rappresenta un grande passo avanti nel campo dell’anticontraffazione e dell’anticlonazione rispetto alla sua omologa cartacea, che è tra i documenti d’identità più contraffatti d’Europa. La Carta d’identità elettronica è realizzata in policarbonato, lo sfondo è uguale per tutte le carte e costituisce un elemento anticontraffazione. I dati variabili vengono stampati in bianco e nero con la tecnica dell’incisione laser.
Sul fronte della CIE sono visibili la fotografia, il numero del documento, i dati anagrafici; sul retro si trovano l’indirizzo di residenza, una replica della foto del titolare e il codice fiscale. Elementi di sicurezza sono posti su entrambi i lati.
Anche la fotografia del titolare è realizzata con la tecnica del laser engraving, attualmente la più diffusa al mondo per le applicazioni di sicurezza, grazie ad un laser che brucia uno strato interno di policarbonato. Il risultato è una foto in bianco e nero estremamente definita e riconoscibile.
Gli elementi di sicurezza e quelli funzionali si legano a un disegno grafico caratteristico del documento che lo rende immediatamente riconoscibile. Sulla CIE sono presenti: l’emblema della Repubblica Italiana e la geometria della Piazza del Campidoglio a Roma, La CIE è inoltre dotata di:
• Ologramma di sicurezza.
• Banda ottica a lettura laser che riporta il codice fiscale.
• Microprocessore, contenente delle chiavi crittografiche che permettono al titolare della carta di identificarsi in maniera sicura presso sistemi automatici.
Il microprocessore della CIE è del tipo “senza contatti”. La Carta può essere letta dai dispositivi utilizzati dalla strumentazione di controllo presenze, ad esempio, in frontiera, da lettori da tavolo commerciali e da smartphone dotati di interfaccia NFC (Comunicazione di prossimità).
Il microprocessore inserito nella Cie offre la verifica dell’identità tramite l’applicazione cosiddetta “ICAO – MRTD”, la stessa presente sul passaporto elettronico emesso da tutti i Paesi europei. L’applicazione contiene i dati anagrafici del titolare, la sua foto e le impronte digitali. In accordo con gli standard internazionali, la lettura dei dati anagrafici e della fotografia è consentita solo a chi può leggere fisicamente quanto stampato sul documento. Questo avviene mediante una chiave d’accesso stampata sulla Carta (nel CAN – Card Access Number o nell’MRZ – Machine Readable Zone). L’accesso alle impronte digitali è permesso solo a chi può leggere i dati stampati ed è in possesso di specifiche autorizzazioni come le Forze di Polizia. Questo serve a garantire che nessun dispositivo legga i dati personali all’insaputa del titolare. Tutta la conversazione tra la Carta e il lettore è cifrata con delle chiavi che vengono cambiate ad ogni sessione con algoritmi standard.
La possibilità di autenticazione offerta dal microprocessore della CIE può essere sfruttata per richiedere un’identità digitale SPID e per utilizzare tale identità digitale per accedere ad uno o più servizi in rete erogati dalle Amministrazioni Pubbliche. L’autenticazione è avviata dal titolare che viene invitato ad inserire il PIN di autenticazione in una apposita finestra del browser. La prima metà di tale PIN si riceve al momento della presentazione della richiesta per la CIE, la seconda metà del PIN viene ricevuta assieme alla Carta stessa.


La Carta d’identità in formato elettronico (CIE), che oggi viene rilasciata nei Comuni italiani è stata introdotta dall’art. 10, comma 3, del decreto-legge 19 giugno 2015, n.78, recante “Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali”, convertito, con modificazioni, dalla legge del 6 agosto 2015, n.125.
Con il D.M. 23 dicembre 2015 recante regole tecniche di attuazione della Cie sono state definite le caratteristiche tecniche, le modalità di produzione, di emissione, di rilascio della carta di identità elettronica, nonché di tenuta del relativo archivio informatizzato.
Il Legislatore, di fronte all’inadeguatezza delle precedenti esperienze, ha scelto di adottare un sistema di emissione del documento elettronico di tipo centralizzato per ridurre, da un lato, i costi derivanti dall’acquisizione delle apparecchiature di personalizzazione per tutti i Comuni, e di allinerare, dall’altro, gli standard di sicurezza e affidabilità del documento di identità a quelli internazionali di interoperabilità e sicurezza anti-contraffazione e anti-clonazione, non garantiti dal sistema di tipo decentralizzato tentato agli inizi degli anni 2000.



La richiesta

La CIE può essere richiesta presso il proprio Comune di residenza (o presso il Comune di dimora). Il documento può essere richiesto in qualsiasi momento e la sua durata varia secondo le fasce d’età di appartenenza: 3 anni per i minori di età inferiore a 3 anni; 5 anni per i minori di età compresa tra i 3 e i 18 anni; 10 anni per i maggiorenni.
Attenzione, la CIE non si richiede recandosi semplicemente allo sportello dei servizi anagrafici comunali. In realtà, occorre prendere un appuntamento attraverso i servizi di contact center comunali o il servizio on line predisposto dal Ministero dell’Interno “Agenda CIE”. Questo passaggio consente di pianificare le operazioni presso le postazioni informatiche abilitate nei comuni e precaricare delle informazioni riducendo i tempi di lavorazione.
Il servizio agendacie.interno.gov.it richiede che ciascun cittadino effettui la registrazione ed entri in possesso di una coppia di credenziali username/password. Ogni cittadino può inserire appuntamenti per se stesso e per suoi familiari, fino a un massimo di cinque appuntamenti.
Inserito l’appuntamento, il sistema Agenda CIE rilascerà una ricevuta che andrà stampata e consegnata all’operatore comunale il giorno della presentazione della richiesta.



Cosa occorre

Il cittadino dovrà recarsi in Comune munito di fototessera, in formato cartaceo. La norma prevede la possibilità di usare anche foto su un supporto USB ma, stando a quanto emerso sui giornali in questi mesi, in molti comuni sorgono dei problemi.
La fototessera dovrà essere dello stesso tipo di quelle utilizzate per il passaporto. All’atto della richiesta è bene essere muniti di codice fiscale o tessera sanitaria al fine di velocizzare le attività di registrazione (non è necessario presentare altri documenti).
Al momento di avviare la pratica di rilascio della CIE bisogna versare, presso le casse del Comune, la somma di € 16,79 oltre i diritti fissi e di segreteria. Bisogna avere a disposizione il numero della ricevuta di pagamento.
Nel caso in cui il richiedente la CIE sia genitore di minori è necessario che presenti anche dichiarazione di assenso all’espatrio sottoscritta dall’altro genitore o esercente la responsabilità genitoriale, ai sensi della legge n. 1185 del 1967. In alternativa è necessario fornire l’autorizzazione del giudice tutelare. In caso di primo rilascio della CIE occorre esibire all’operatore comunale un altro documento di identità in corso di validità. In caso di rinnovo della Cie o deterioramento del vecchio documento occorre consegnare quest’ultimo all’operatore comunale. All’operatore occorre fornire anche codice fiscale e il numero della ricevuta di pagamento della carta.



Allo sportello

Le operazioni allo sportello richiedono circa venti minuti. Si parte con la verifica dei dati anagrafici rilevati dall’anagrafe comunale. Si forniscono indirizzi di contatto per essere avvisato circa la spedizione del suo documento e si sceglie la modalità di ritiro del documento desiderata (consegna presso un indirizzo indicato o ritiro in Comune). A questo punto si fornisce all’operatore comunale la fotografia che verrà scansionata. Vengono di seguito raccolti gli altri dati biometrici previsti e l’operatore comunale procede all’acquisizione delle impronte digitali del richiedente. Si può fornire il consenso o il diniego alla donazione degli organi.
Al termine dell’operazione di acquisizione dei dati, il Comune rilascia al richiedente la ricevuta della richiesta della CIE, comprensiva del numero della pratica e della prima parte dei codici PIN/PUK associati alla CIE. Dopodiché l’operatore comunale invierà i dati del richiedente, tramite un canale sicuro, per la certificazione, al Centro nazionale dei servizi demografici (CNSD) ubicato presso il Ministero dell’Interno, che a sua volta li trasmetterà all’IPZS per la produzione, la personalizzazione, la stampa e la consegna del documento elettronico.
Il cittadino riceverà la CIE all’indirizzo indicato entro 6 giorni lavorativi dalla richiesta. Una persona delegata potrà provvedere al ritiro del documento, purché le sue generalità siano state fornite all’operatore comunale al momento della richiesta.


Gianmarco Nebbiai
Cofondatore e Direttore responsabile di Innovazione.PA. Giornalista e Comunicatore d’impresa, scrive di ICT e del suo impatto sulla società e l’economia dal 1995. Segue tutti i temi legati alla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, all’innovazione dei processi e dei servizi a disposizione dei cittadini, con particolare attenzione all’innovazione sociale e al digital healt.

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